Seduta su una comoda poltrona,più imponente delle altre,pregava e lavorava:uncinetto,punti sempre nuovi e sempre uguali,filo stessa marca e quasi stesso numero.
E il lavoro cresceva ,fino a che la luce del giorno le permetteva di lavorare. Non lavorava più alla fioca luce del lume a petrolio o accanto ad una lampadina elettrica,sempre troppo bassa rispetto alle necessità, perchè bisognava fare economia....
Non era stato sempre così:al matrimonio ,a soli 17 anni,seguirono gli anni della procreazione,13 figli,uno dietro l'altro,-solo- nove rimasti in vita,cinque maschi e quattro femmine.
Badava alla casa ed ai figli con l'aiuto della mamma,mentre il marito faceva poco e spesso partiva per terre lontane,forse in cerca di tranquillità,forse per dare tregua alle nascite.
Badava anche ad un po di terra,vari poderi sparsi che assicuravano olio frutta vino e affittati come pascoli,formaggio,ricotta e altre piccole entrate.
Il marito,con la fissa dell'idraulica,spendeva in pompe idrauliche tubazioni,muratori ,quel poco che la moglie racimolava,ed erano battibecchi continui a seguito anche di sperimentazioni che si concludevano con veri e propri fallimenti.
Dei figli,in verità,da giovane se ne occupava poco:vita da caserma con regole drastiche e orari svizzeri,niente uscite,niente amicizie,per i ragazzi libro e..moschetto,erano i tempi,le ragazze libro e ago,alternati nel corso del giorno.
Lei, spesso occupata e preoccupata per l'andamento economico della casa,trovava tuttavia il tempo per un consiglio a chiunque glielo chiedesse od una lettera da scrivere spesso ai vari consolati per sollecitare l'interesse degli uomini emigrati, verso la famiglia di origine,rimasta ad aspettare qualche soldo per la sopravvivenza.
Quasi sempre i risultati arrivavano,erano rimesse in valuta straniera e qualche volta anche il rimpatrio di mariti e padri dalla memoria labile e dalla voglia di lavorare pari a zero.
La ritenevano una donna saggia,ma con i figli qualcosa non ha funzionato:è mancata una vicinanza affettiva,un consiglio giusto a momento giusto,una spinta a farli uscire dal piccolo mondo nel quale vivevano serenamente isolati. I maschi hanno trovato la strada,non sempre facile della “fuga” volontaria,un altrove che sapesse di libertà e scelte anche sbagliate ma libere e personali.
Per le donne un crogiolarsi nella comodità di una famiglia che pensava a tutto,almeno alle necessità materiali e il rifugio nello studio,nell'insegnamento e ancora nell'isolamento un po snob ed altezzoso.
Per lei,mamma Mariagrazia, la vita continuava,placida come certi fiumi che all'apparenza sembrano immobili,ma dentro hanno tumulti,sommovimenti, onde anomale.
Non c'era certo bisogno di preparare corredi,c'erano tanti lavori finiti,coperte matrimoniali, singole, frange, centri, tappeti....Aveva già tanti nipoti,ma mai il piacere di un dono,fatto dalle sue mani per qualcuno di loro,in suo ricordo. Il lavoro,quel lavoro era un mantra,una preghiera,una espiazione,non saprei,ma era un mezzo,era fine a se stesso.
Quando il più giovane dei figli tornava per qualche giorno in famiglia,una visita agli anziani genitori e sorelle,e chiedeva alla madre se avesse bisogno o piacere per qualcosa di particolare,la risposta era sempre la stessa,-non ho bisogno di niente,solo se puoi un po di cotone per l'uncinetto. Ricordati,se lo trovi,è ”pellicano n° 16”
Da tempo quella poltrona è vuota,la casa trasformata,rinnovata,quasi vuota anch'essa,ma ancora piena di ricordi, oggetti,foto ,fantasmi.....
Mi era stato chiesto di mettere un po di ordine,tempo fa,l'ho fatto con cura e amore,sfiorando ricami fatti con fili di sogni svaniti,fragili nella loro delicata inconsistenza di materia, ammirando ed apprezzando lavori senza tempo, preziosi,lavori dalla destinazione ormai incerta,che mai nessuno della famiglia avrebbe forse più rivisto ,toccato accarezzato,come si possono accarezzare le cose belle nel ricordo di chi le ha realizzate,nella malinconia di chi non le ha neanche usate.
Solo qualche foto ,che posto a testimoniare cose minime,ma ricche di intrinseco significato.
quante volte il filo percorre la stessa strada,avanti e indietro,un punto dopo l'altro,quanti i gomitoli di 'pellicano 16' prima che il lavoro prenda forma
e poi vederlo finito,e ancora rifinito con ricche balze dalla leggerezza di vecchi merletti.
perdere gli occhi per non sbagliare un solo punto che pregiudichi il risultato finale,nella monotona ripetitività del motivo
e vedere i particolari perfetti della propria creatività
E la grazia antica di questi ricami che avrebbero dovuto allietare nuove case di giovani spose
motivo di orgoglio ed esempio di laboriosità e pazienza di un tempo quando non c'era ancora la televisione, forse neanche la luce elettrica,e tante altre cose..
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
sabato 21 luglio 2012
lunedì 30 aprile 2012
IL PRIMO MAGGIO NEI MIEI RICORDI
E' il I° maggio:festa dei lavoratori e del lavoro.
Ma di qusti tempi il lavoro manca e i lavoratori hanno poco da festeggiare.
Negli anni sono cambiati i bisogni,è cambiato il lavoro,sono cambiati i motivi di lotta, i traguardi da raggiungere.
E la giornata del I° Maggio,nelle sue manifestazioni nazionali, si è adeguata,diventando negli ultimi anni momento di festa, di partecipazione,di colore.
Quando la festa era stata ripristinata,dopo la parentesi del fascismo,ero una bambina.Da allora e per moltissimi anni è stato per me un appuntamento fisso.
Aspettavamo con gioia, e per noi ragazzini era un'occasione unica, coincideva anche con la fine dell'inverno,i primi vestiti leggeri.
Ci preparavamo per tempo,io e i miei fratelli e poi con mio padre arrivavamo in paese.Lungo la strada si formavano dei gruppi,sempre più numerosi,perchè il nostro era un paese agricolo e per un giorno il lavoro,tutto,si fermava.
Facevamo sosta dagli zii che abitavano all'inizio del paese.
La zia ci faceva trovare sempre qualche dolcetto,della limonata fresca e dissetante.
Mio padre ci lasciava per andare con gli altri compagni:c'era da organizzare il corteo,distribuire le bandiere,assicurarsi che ci fosse la banda,il palco per i comizi,i volantini da distribuire.
Noi assaporavamo il lato più "commerciale"della festa:gelati,qualche banchetto con nocciole,torrone,collanine e roba simile.
Ma quando il corteo era pronto,tutti noi ragazzi eravamo in prima fila,con le nostre coccarde le nostre bandiere,(chissà se erano formato speciale adatto a noi?).
Era una festa di colori,un fiume di persone sotto un mare di bandiere che si muoveva per le strade del paese,e cresceva ad ogni angolo di strada,le porte e le finestre delle case aperte amplificavano se possibile gli inni che la banda
intonava ,e che molti di noi cantavano.
Il corteo terminava in piazza dove c'era sempre qualche bravo oratore che spiegava il senso della festa,le lotte che bisognava portare avanti,i risultatiche si erano ottenuti,o sperati soltanto...
Finita la festa era problematico ritornare a casa perchè mio padre si fermava continuamente a parlare con gli amici,a commentare,a salutare.E noi non vedavamo l'ora di arrivare e riposare.
L'inno,scritto da Filippo Turati nel 1893,quì completo, risente certamente della retorica del tempo,ma emoziona ancora.
Spero piaccia anche a voi
NOTA A MARGINE
Ho parlato del primo maggio come lo ricordo,nel mio paese,dal quale manco da troppi anni.Un'articolo di stampa di oggi mi conferma che la tradizione continua,ininterrotta,allora era solo PCI.
Bova (Rc): manifestazione del primo maggio del Pdci
Lunedì 30 Aprile 2012 10:03
Anche quest’anno grande manifestazione del Primo Maggio a Bova Marina.
La tradizionale manifestazione di Bova Marina rappresenta, indubbiamente, il Primo Maggio più longevo.
Ebbe inizio nell’immediato dopoguerra e non fu interrotto neanche quando nel 1950 i cortei del Primo Maggio furono vietati da una circolare del ministro Scelba.
Si tenne anche in quell’anno e da allora, anno dopo anno, si è arrivati a questo Primo Maggio 2012, ancorché alcuni dei suoi maggiori protagonisti, come Domenico Larizza, Leo Autelitano detto “u caciutu” e Leo Marino, putroppo, non sono più con noi.
67 anni: un primato invidiabile e irraggiunto, visto che negli altri centri della provincia il Primo Maggio non viene più solennemente celebrato da tantissimi anni con il corteo per le vie del paese e la banda musicale.
Quest’anno il programma del Primo Maggio prevede il concentramento dei lavoratori in Piazza Stazione alle ore 17.00, da dove partirà il corteo per le vie di Bova Marina.
La manifestazione sarà conclusa a Piazza Municipio, dove si terrà un concerto della Banda musicale diretta dal maestro Stelitano e il pubblico comizio del prof. Pasquino Crupi, intellettuale meridionalista, e del segretario regionale dei Comunisti Italiani Michelangelo Tripodi.
Si prevedono delegazioni dei paesi vicini, mentre dalla Francia, dove si trova per la sua attività letteraria, ha inviato un messaggio d’auguri lo scrittore Gioacchino Criaco.
Ma di qusti tempi il lavoro manca e i lavoratori hanno poco da festeggiare.
Negli anni sono cambiati i bisogni,è cambiato il lavoro,sono cambiati i motivi di lotta, i traguardi da raggiungere.
E la giornata del I° Maggio,nelle sue manifestazioni nazionali, si è adeguata,diventando negli ultimi anni momento di festa, di partecipazione,di colore.
Quando la festa era stata ripristinata,dopo la parentesi del fascismo,ero una bambina.Da allora e per moltissimi anni è stato per me un appuntamento fisso.
Aspettavamo con gioia, e per noi ragazzini era un'occasione unica, coincideva anche con la fine dell'inverno,i primi vestiti leggeri.
Ci preparavamo per tempo,io e i miei fratelli e poi con mio padre arrivavamo in paese.Lungo la strada si formavano dei gruppi,sempre più numerosi,perchè il nostro era un paese agricolo e per un giorno il lavoro,tutto,si fermava.
Facevamo sosta dagli zii che abitavano all'inizio del paese.
La zia ci faceva trovare sempre qualche dolcetto,della limonata fresca e dissetante.
Mio padre ci lasciava per andare con gli altri compagni:c'era da organizzare il corteo,distribuire le bandiere,assicurarsi che ci fosse la banda,il palco per i comizi,i volantini da distribuire.
Noi assaporavamo il lato più "commerciale"della festa:gelati,qualche banchetto con nocciole,torrone,collanine e roba simile.
Ma quando il corteo era pronto,tutti noi ragazzi eravamo in prima fila,con le nostre coccarde le nostre bandiere,(chissà se erano formato speciale adatto a noi?).
Era una festa di colori,un fiume di persone sotto un mare di bandiere che si muoveva per le strade del paese,e cresceva ad ogni angolo di strada,le porte e le finestre delle case aperte amplificavano se possibile gli inni che la banda
intonava ,e che molti di noi cantavano.
Il corteo terminava in piazza dove c'era sempre qualche bravo oratore che spiegava il senso della festa,le lotte che bisognava portare avanti,i risultatiche si erano ottenuti,o sperati soltanto...
Finita la festa era problematico ritornare a casa perchè mio padre si fermava continuamente a parlare con gli amici,a commentare,a salutare.E noi non vedavamo l'ora di arrivare e riposare.
L'inno,scritto da Filippo Turati nel 1893,quì completo, risente certamente della retorica del tempo,ma emoziona ancora.
Spero piaccia anche a voi
NOTA A MARGINE
Ho parlato del primo maggio come lo ricordo,nel mio paese,dal quale manco da troppi anni.Un'articolo di stampa di oggi mi conferma che la tradizione continua,ininterrotta,allora era solo PCI.
Bova (Rc): manifestazione del primo maggio del Pdci
Lunedì 30 Aprile 2012 10:03
Anche quest’anno grande manifestazione del Primo Maggio a Bova Marina.
La tradizionale manifestazione di Bova Marina rappresenta, indubbiamente, il Primo Maggio più longevo.
Ebbe inizio nell’immediato dopoguerra e non fu interrotto neanche quando nel 1950 i cortei del Primo Maggio furono vietati da una circolare del ministro Scelba.
Si tenne anche in quell’anno e da allora, anno dopo anno, si è arrivati a questo Primo Maggio 2012, ancorché alcuni dei suoi maggiori protagonisti, come Domenico Larizza, Leo Autelitano detto “u caciutu” e Leo Marino, putroppo, non sono più con noi.
67 anni: un primato invidiabile e irraggiunto, visto che negli altri centri della provincia il Primo Maggio non viene più solennemente celebrato da tantissimi anni con il corteo per le vie del paese e la banda musicale.
Quest’anno il programma del Primo Maggio prevede il concentramento dei lavoratori in Piazza Stazione alle ore 17.00, da dove partirà il corteo per le vie di Bova Marina.
La manifestazione sarà conclusa a Piazza Municipio, dove si terrà un concerto della Banda musicale diretta dal maestro Stelitano e il pubblico comizio del prof. Pasquino Crupi, intellettuale meridionalista, e del segretario regionale dei Comunisti Italiani Michelangelo Tripodi.
Si prevedono delegazioni dei paesi vicini, mentre dalla Francia, dove si trova per la sua attività letteraria, ha inviato un messaggio d’auguri lo scrittore Gioacchino Criaco.
giovedì 16 febbraio 2012
RACCONTANDO I MESTIERI DI UN TEMPO....
La cardatrice.
Agosto era già finito,con i suoi lavori di raccolto e settembre arrivava carico di i colori profumi e promesse,profumo di uva di mosto di fichi secchi ,di altre conserve già riposte per il freddo inverno.Le promesse e le speranze erano botti di buon vino,olive buone per l'olio,e per la tavola,declinate in mille modi,ma sempre appetitose e degno accompagnamento dei frugali pasti quotidiani.
Lei arrivava,senza preavviso e senza essere chiamata,proprio in questo periodo..
Era alta,magra,gonne ampie alle caviglie,ed ai piedi improbabili scarpe su calze pesanti,con ancora addosso la polvere di lunghe strade e viottoli percorsi a piedi.
Era la cardatrice,per noi bambini “a zza surda”,la zia sorda,o “a cardatura”.
In effetti si chiamava Anna e non era sorda,e ce ne siamo dovuti rendere conto,nostro malgrado,noi bambini che approfittavamo di questo presunto difetto,per i nostri scherzi infantili.
Non era neanche nostra zia.
Arrivava direttamente a casa nostra,si portava dietro una sacca di tela e sottobraccio i suoi attrezzi da lavoro,avvolti in un pesante telo e ben legati.
Lasciava in un angolo il suo minuto bagaglio, mangiava qualcosa,per chiunque arrivasse ed a qualsiasi ora,mamma apparecchiava la tavola con il poco che si trovava in dispenza, era una forma di saluto e di rispetto per l'ospite.
Subito dopo andava a salutare la nonna che abitava vicino a noi,ed anche altri vicini di casa.Era una forma di cortesia ma anche un farsi vedere,dare la proprioa disponibilità a fare il lavoro .
L'inverno si avvicinava ed era saggio avere tutto pronto per filare tessere lavorare a maglia,nelle lunghe e fredde giornate.
foto dal web
Cardava lana,lino,canapa ed anche ginestra. Era abilissima nel suo lavoro,che preparava meticolosamente,quasi un rito.
foto dal web-lana pronta da cardare
foto dal web-il cotone,coltivato da nonna Cristina
dal web-fibre di ginestra
Apriva il telo e noi aspettavamo di vedere cosa contenesse:
Erano le carde.Tanti piccoli denti di acciaio ricurvo,mobili e fissati con precisione su un pannello di cuoio grezzo,a sua volta fermato su un'asse di legno.Due assi uguali che durante la cardatura lavoravano in modo che i dentini si incrociassero nei due versi opposti.
Sistemati gli arnesi su una panchetta bassa,si sedeva su uno sgabello ed iniziava a lavorare.
La lana ,depositata a mucchietti sulle carde,veniva tirata più volte,finchè i nodi si dipanavano pian piano come per incanto e la morbida fibra era una piccola striscia soffice,omogenea.
foto dal web.Le carde usate allora erano molto più rudimentali,e da tavolo.
A questo punto,con un gesto rapido ed abilissimo,la maestra sollevava questa nuvola bianca,la avvolgeva su se stessa e la depositava su una cesta,accanto.La lana ora era pronta per essere avvolta nella rocca-la conocchia-e filata.
Contunuava fino a sera,con brevissimi intervalli.
La cena servita per tutti e poi non bambini la circondavamo chiedendole di raccontarci qualcosa
Lei accusava la stanchezza ma poi cedeva,ci raccontava storie di paesi che non potevamo conoscere,di case di ricchi signori dove pure andava a lavorare,di fantasmi che incontrava quando,approfittando della luna piena,continuava a spostarsi da un paese all'altro anche di notte.
Andava avanti per qualche giorno,continuando a lavorare anche il lino,la canapa,la ginestra,quando c'erano.
Il rumore ritmato delle carde,accompagnato da gesti sempre uguali,ci incantava,forse ancor più delle storie che ci raccontava.
Quando finiva da noi,si spostava con gli attrezzi, dalla nonna,e via via dagli altri vicini.
Poi il lavoro finiva,l'inverno si avvicinava e lei,così come era arrivata,ripartiva.Nella sua sacca c'erano legumi,olio,sapone fatto in casa,zucchero,pane e quanto era possibile portarsi dietro:c'erano pochi soldi e parte del lavoro era pagato in natura.
giovedì 14 aprile 2011
QUANDO IL LAVORO DELLE DONNE PROFUMAVA DI GELSOMINO

Se annotta
Se albeggia
Resta bianco
Il gelsomino (G:Seferis)
Costa dei gelsomini (o riviera dei gelsomini) era il nome con cui si idendificava
una zona costiera della provincia di Reggio Calabria,bagnata dal mare Jonio,lungo la quale cresceva questa pianta dai fiori bianchi, piccoli, delicati,
e profumatissimi.
La coltivazione del gelsomino per finalità industriali fu introdotta nel 1928 dalla Stazione Sperimentale per l'Industria delle Essenze e dei derivati dagli Agrumi
(pensiamo al Bergamotto,tipico della zona) con sede in Reggio Calabria.
Questa coltivazione era diffusa anche sulla sponta tirrenica della Sicilia,con centro Milazzo,dove esistevano parecchie distillerie per la lavorazione primaria del gelsomino e di altre essenze.Il prodotto semilavorato veniva inviato principalmente in Francia,per l'industria dei profumi.

fase di lavorazione dei fiori di gelsomino a Milazzo(foto dal web)
La raccolta dei fiori era affidata alle donne,servivano mani piccole e gesti delicati per staccare il prezioso fiore.Spesso venivano impiegate anche le bambine perchè le loro piccole mani meglio si adattavano a questo lavoro.
Era un lavoro pesante,iniziava alle prime luci dell'alba,il profumo era più intenzo e non si disperdeva,e terminava prima che il sole potesse rovinare i fiori.
Le donne usavano,per raccogliere i fiori, grembiuli con grande tasca che svuotavano in ceste di canna o vimini e portavano alla pesatura.
Spesso se c'erano dei bambini piccoli cui nessuno poteva badare a casa,le mamme se li portavano appresso e li facevano dormire nelle ceste,fra i solchi delle piante.
Molte donne curavano anche la potatura delle pianre e la preparazione delle talee
per nuovi impianti.

La potatura (foto dal web)
Quello delle gelsomiaie fu uno dei primi lavori " organizzati" che ha visto le donne protagoniste ,almeno in quella zona della Calabria,e Sicilia.
Lavoro duro,ma che dava la possibilità a molte delle lavoratrici,di contribuire al reddito della famiglia e fare anche il resto dei lavori in casa dal momento che non occupava tutta la giornata,anche se la giornata iniziava molto,ma molto presto.
Erano pagate pochissimo,25 lire al chilo di fiori raccolti,e ce ne volevano 10.000 fiori,per un kg.!
Anche le condizioni di lavoro erano discutibili,al limite dello sfruttamento.
Presto si organizzarono tramite i sindacati,per riuscire ad ottenere migliori condizioni e più adeguati salari.
Dal Web:"
«A un certo punto venne indetto un colossale sciopero. A scioperare per prime furono le raccoglitrici di gelsomino della piana di Milazzo. Durò ben nove giorni e a proclamarlo fu Tindaro La Rosa della Cgil, nell' agosto del 1946. Le gelsominaie si interessarono anche al destino di altre lavoratrici sfruttate, le loro gesta si diffusero per tutta l' isola, molte di loro conobbero la cella. Ma queste donne continuarono a difendersi e a difendere, consapevoli di essere parte e rappresentanza di una categoria, e lo sciopero proseguì, si estese a macchia d' olio e coinvolse le impiegate che si occupavano dei semenzai di Mazzarrà Sant' Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona di Sicilia, le incartatrici di Capo d' Orlando, le salatrici di sarde di Sant' Agata, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di olive dei monti Nebrodi e delle Madonie. Superò perfino lo Stretto, tracciando un' inquietante mappa del lavoro nero femminile....."

Foto gentilmente concessa da di Nina-(www.paroleintrecciate.blogspot.com)
Se il lavoro è un Diritto,perchè ci rende liberti e padroni del nostro destino,
Se il lavoro è un Dovere perchè ci coinvolge nella crescita civile ed economica del nostro Paese
Il lavoro delle Donne,di ieri ma in parte anche di oggi,nonostante sia indispensabile anche alla società ,sembra essere un lusso da gestire,spesso in solitudine,facendo lo slalom fra i "doveri" di madre,di moglie, di compagna.
Per i nostri partners uomini le cose sono un tantino più facili,ammettiamolo.
Iscriviti a:
Post (Atom)










