CALABRIA

CALABRIA
IMMAGINI DALLA SILA

giovedì 18 febbraio 2016

19 FEBBRAIO 200....

UN GIORNO,UN ANNO,UN TEMPO

ALLUCINAZONI DI TEMPO
QUELLE CHE CI INVENTIAMO
PER TRATTENERE I GIORNI
ENTRO TRANSENNE DI ORE
E GABBIE DI MESI E DI ANNI.
ERA IERI E TU C'ERI.
IERI...OGGI...DOPO...
SOLO PERLE DI ATTIMI
CHE ROTOLANO FRA CIELO E TERRA.
NELLA LORO POLVERE
DOMANI CERCHERO'
IL SUONO DELLA TUA VOCE
LE TUE MANI I TUOI OCCHI.
SEI PASSATO,FU UN ATTIMO,
ATTRAVERSANDO IL TEMPO,
TEMPO CHE RESTA, ETERNO.



Foto dal webb

sabato 9 gennaio 2016

LA CALABRIA IN VERSI



La Calabria non è abituata ai primati,se non in qualche stereotipo negativo,da sempre.
Non è avvezza alle coccole,agli sguardi benevoli,dovuti agli ultimi,caso mai solo ruvide e melense promesse,morte già prima di essere pronunciate.
E' parca di parole,la fatica di vivere ha prosciugato le bocche,che si abituano a restare chiuse,sigillate,anche quando l'urlo dell'impotenza , della rabbia,della vergogna lacera le visceri e strozza la gola.
Ma è terra generosa,di uomini e di bellezza.
Basterebbe che gli uomini imparassero a conoscere meglio le cose che possiedono per usarle come chiavistelli per aprire porte nuove,usassero ingegno e generosità per offrire e non la furbizia per offrirsi,in cambio di favori e piccoli intrallazzi.
Ha avuto ed ha uomini di valore e d'ingegno,spesso sparsi per il mondo a dare il loro contributo di sapere, di scoperte,di creatività.
Faccio queste considerazioni dopo aver letto alcune bellissime poesie di un non molto ricordato poeta calabrese,Franco Costabile (Sanbiase 1924-Roma 1965).
La sua poesia, dettata da amore-odio per la sua terra ,sembra ancora attuale,perchè poche cose sono cambiate dagli anni delle sue denunce,con i suoi versi taglienti e amari.

Ma questa ,pur nella sua cruda realtà,è quasi un canto d'amore.

Sonno di garofani -
L'acqua 
del paese 
ancora scorre 
senza tubature, 
ne s'alzano antenne 
architetture 
di pulegge e gru 
perché gli uccelli 
possano sbagliare. 

















C'è pace 
vita chiara 
di donne di bambini 
di carri tirati dai buoi 
e a sera, quando ai balconi 
c'è un sonno di garofani, 
due stelle bizantine 
s'affittano una stanza 
nel cielo della piazza.


Le foto riportate sono prese dal Webb.

lunedì 13 luglio 2015

LA GINESTRA-


Arbusto molto diffuso in tutta l'area mediterranea,copre colline e sentieri,e con i suoi fiori gialli,rubati al sole,annuncia l' estate,il caldo,il frinire delle cicale.


Ma per me è qualcosa di più:mi ricorda l'infanzia,quando curiosa,mi accompagnavo alle donne del rione,compresa mia madre,per la raccolta degli steli e la successiva preparazione della fibra di ginestra.
Un lavoro lungo e laborioso,per la mia giovane età ero di intralcio,ma ogni tanto la spuntavo.
Si partiva prestissimo,le donne fornite di forbici speciali,grandi fazzoletti in testa,o qualche cappello,perché il sole arrivava in fretta e bruciava la terra e gli uomini.
Si sceglievano le piante più giovani e verdi,si tagliavano gli steli non ancora fioriti,che si raccoglievano in mazzetti.



Legati e portati a casa,venivano bolliti in grosse caldaie,quelle usate generalmente per fare il bucato grosso,per capirci.


Successivamente si portavano a macerare in vasche di acqua corrente-
C'era un piccolo torrente che forniva acqua per l'irrigazione.Le donne creavano delle piccole vasche a scalare,ognuno aveva la propria.
Quando le fibre,macerate,iniziavano a staccarsi dallo stelo legnoso,era il momento:si tiravano i mazzetti dall'acqua e si strofinavano sulla sabbia sottile e bianca che le piene invernali del torrente avevano depositato ai margini.Si otteneva una massa stopposa di fibre ingarbugliate, ancora sporche di sabbia e residui di materiale verdastro.
Si passava a lavare le stesse,lungo una condotta che convogliava l'acqua per l'irrigazione dei giardini di bergamotto.


Quando riuscivo ad accompagnare mia madre o altre signore del vicinato,era una grande festa:osservavo,copiavo ogni gesto con precisione,rubavo un po di fibre per lavarle e farle asciugare al sole,sarebbe stato il mio bottino...E poi c'erano le colazioni ,seduti sui sassi levigati,all'ombra di qualche oleandro,cose appetitose,condivise e consumate insieme,condite di allegria, chiacchiere,risate che facevano dimenticare anche la stanchezza.


Colazione decisamente meno elaborata di questa ma molto appetitosa e saporita!
La filiera era davvero completa,la ginestra veniva cardata,filata e trasformata in coperte, un po ruvide,ma ingentilite da disegni e inserti di fili precedentemente colorati.Colori naturali, con i fiori di ginestra,le bucce di melograno,il mallo delle noci.C'erano anche dei fili color rubino, e rosso.


Le fibre più lunghi e morbide venivano filate e poi tessute per tovaglie,lenzuoli e altri capi per la casa.La parte più stopposa e corta veniva usata per riempire i materassi.Niente veniva sprecato.
Probabilmente in altre parti della Calabria o altrove la lavorazione di questa fibra era fatta in modo diverso,ma questi sono i miei ricordi personali,per la zona ionica dove vivevo,e risalgono comunque ad oltre sessanta anni fa.

La tentazione di scriverne mi è venuta leggendone su f.b.e condividendo il post,con foto e bellissimi versi, di" In Calabria ti guido io."del 12 giugno 2015


Tutte le foto sono state prese dal Webb.

mercoledì 29 aprile 2015

RICORDI DI UN GIORNO DI APRILE

LA TELEFONATA

Una telefonata salva la vita...
Qualche volta sorprende,altre porta sconforto,gioia,scompiglio.
Con i cellulari tutto è diverso,anche la telefonata ha perso certe peculiarità,restiamo attaccati continuamente a questo marchingegno,qualche volta davvero infernale,ed anche le telefonate di spessore,come dire,perdono di intensità.

Ricordo,anni fa,la telefonata di una amica ed ex collega di ufficio. Mi faceva gli auguri di buon onomastico.
Non ho mai festeggiato l'onomastico,non sapevo se accreditarmi presso Santa Caterina da Siena,da Alessandria o altro.
Per questo la telefonata mi ha colto di sorpresa,ma è stato un modo per riprendere una amicizia sospesa per qualche tempo.
Un'altra telefonata,non proprio ieri,ma cinquanta anni fa,come oggi.
”Ti vorrei salutare,passo a prenderti in ufficio”.
Ho accettato,più per curiosità:cosa ci sarà mai ancora,dopo tanto tempo?ma non dovevamo non vederci più,come dice la canzone?
Avevamo deciso di chiudere con le schermaglie,senza rancori,da buoni amici,come lo eravamo stati dai tempi della scuola.
Grande fascio di fiori,auguri,carinerie,chiacchiere a go go,ed io dovevo tornare a casa,e continuavo a chiedermi che senso avesse tutto questo.

Continuammo a chiacchierare a ruota libera,mi accompagnò a casa,ovviamente,e nel salutarmi mi disse:”Fra qualche giorno mi sposo”.
Una telefonata allunga la vita..
Quella telefonata mi aveva sorpresa,ma il seguito e la conclusione ancora di più.
Ed io cosa c'entravo?
Un messaggio in bottiglia?Avrei potuto raccoglierlo ed interpretarlo,ma ho avuto altro da fare.

Ho pensato, nel tempo, di farla anch'io una telefonata,un saluto fra “vecchi amici”
Certo sarebbe stato più facile,un messaggio al telefonino,ma allora non c'erano i cellulari.
Perchè mi è tornato in mente oggi?
Nessuno mi ha fatto gli auguri,ed è Santa Caterina,da Siena.
La mia amica non c'è più,da qualche anno.

(le foto sono prese dal Web)


giovedì 19 marzo 2015

DEDICATO A MIO PADRE-

Se esiste un dove...

Se esiste un dove,se mai potrò incontrarti anche solo un momento,mi basterà.

Mi basterà per dirti che ti ho voluto bene,che non te l'ho mai detto per stupido pudore, perchè non erano tempi,i nostri,per perderci in “effusioni inutili”, chè necessità e bisogni più prosaicamente quotidiani incalzavano.

Mi basterà per dirti che troppo tardi ho capito il tuo vivere inquieto,diviso fra ideali nobili ed alti ed un ambiente ostile,una terra matrigna che non concedeva nulla ai sogni.

Mi basterà per dirti che non fu un fallimento l'impossibilità di darci quanto avevi sperato,ma certo quel senso di impotenza a costruire qualcosa di più per noi tutti ha contribuito a distruggerti.

Quest'anno sono centocinque anni dalla tua nascita,caro papà,
ma tu ci hai lasciati a metà del percorso in un piovoso giorno di marzo.

Siamo cresciuti,stiamo invecchiando come è normale che sia .
Tanti i nipoti che mai hai conosciuto ma che ti conoscono attraverso le nostre parole e ancora di più attraverso gli occhi e i racconti della loro nonna.

Lei è rimasta con noi più a lungo,forse perchè non smarrissimo la strada che avevamo appena iniziato a percorrere,senza di te.
Poi,completata la sua missione,con serenità ci ha lasciati anche lei.

Ciao Papa'
19 marzo 2015

martedì 10 marzo 2015

PER RICORDARE OGNI GIORNO E' BUONO..


So che siamo oltre l'OTTO MARZO,ma dovremmo abituarci a ricordare,ogni giorno dell'anno,dedicando qualche momento della nostra giornata,cosa significa questa data.Non una festa ma il ricordo di una tragedia,tutta al femminile.Non l'unica né l'ultima,purtroppo.
Un ricordo,non fuori tempo,questo mio,casomai fuori dal coro e dalle convenzioni.
Una festa di fiori,gialli come il colore del sole e della luce,lievi come pensieri,belli e timidi come la bellezza di tante donne sorelle e amiche.E qualche verso,senza pretese,che esprime la mia idea delle donne,e penso in particolare alle nostre e a tutte le mamme,nel mondo.

Ti immagino ,donna,
come albero di mimosa
ricco di rami e di fiori
su un'esile tronco.

Rami flessuosi e gentili
Ma resistenti al vento.
E radici profonde
che legano alla terra.



Madre di vita,
custode di memoria.
Forte nelle bufere,
capace di rialzarti
dopo ogni tempesta,
di riprendere a vivere
e regalare ancora
germogli di speranza
e perle di saggezza.



sabato 27 dicembre 2014

NATALE,NOCCIOLE E TANTO ALTRO

Questo blog sta diventando un rifugio quasi segreto,per i momenti di nostalgia.E questo è il periodo più adatto..
Lontana dallo scintillio di alberi,addobbi cittadini e casalinghi,vado con la mente a ciò che era il Natale della mia infanzia..
Sono vissuta in una piccola frazione del mio paese fino all'età di otto anni.
Vita grama,anche per i tempi-dopoguerra-ma avevamo comunque l'indispensabile,e forse un po di più.
Natale iniziava con la festa dell'Immacolata.Il primo periodo era riservato alla preparazione degli ingredienti per i dolci tipici:i petrali.

Si tagliuzzavano i fichi secchi, a pezzettini il più possibile minuti.Aiutavamo tutti,attorno al fuoco.
Dopo i fichi,toccava alle mandorle: schiacciarle,mondarle dalla pellicina marrone,tostarle e tagliarle a pezzetti.Per ultimo le noci,stesso lavoro.Intanto ci si avvicinava alla festa e tutto doveva essere pronto.Si amalgamavano gli ingredienti,uniti a miele, uva passa, vino cotto, e si faceva andare questo impasto sul fuoco,fino a quando la consistenza morbida ed il profumo di cotto invadevano la cucina.Si riversava il tutto dentro capienti terrine e si copriva.
Poi si lavorava la pasta esterna,farina,uova zucchero,vermut,strutto,vaniglia e lievito.
La mamma con mani sapienti tirava una sfoglia sottile,ricavava tanti dischetti che riempivamo con l'impasto preparato prima.Per finire ci ricamavamo sopra dei fiorellini o ghirigori con sottili fili della stessa pasta ed ora i dolci erano pronti per il forno.
Non vedevamo l'ora di assaggiarli,ma solo un piccolo assaggio,prima della festa!
Per la vigilia un gran da fare,fin dal mattino presto.A pranzo zuppa di ceci al prezzemolo.ma intanto si faceva lievitare la pasta per le zeppole,squisite e croccanti,con pezzetti di acciughe dissalate,che esaltavano il sapore,ed invitavano a bere qualche bicchiere in più.
Mamma preparava anche dei ravioli con purea di patate dolci , miele e cacao,quando c'era.Li preparava anche con la purea di ceci,aromatizzata con chiodi di garofano e cannella. Piacevano a mio padre.
C'erano poi le Nacatule: con pasta più dura si creavano dei cordoncini che venivano avvolti,con movimenti rapidi attorno ad un bastoncino o canna sottile:Sfilati dal loro supporto e fritti avevano la forma di una culla,la 'naca',e ricordavano la natività.

Il cenone era a base di stoccafisso o baccalà cotto in umido,assieme al cavolfiore bianco come condimento per gli spaghetti.

A parte si preparava anche il pesce fritto.Melograni,qualche grappolo d'uva conservata,fichi d'india 'natalini',frutta secca, zeppole e petrali chiudevano la cena.
Non facevamo il presepe e neanche l'albero.
Per il giorno di Natale eravamo tutti a casa dei nonni.Una famiglia numerosa:otto figli ,due soli sposati,anche loro con una nutrita nidiata di figli.E noi bambini avevamo un gran da fare per lasciare le letterine sotto i piatti,di nascosto.Ed era festa grande,perché arrivavano regali,dolci e coccole.
La nonna,molto religiosa preparava a suo modo,il presepe,con le immaginette e qualche lumino.
Il capodanno non era importante per noi,aspettavamo solo la befana,con l'immancabile carbone,dolce, e qualche leccornia,spesso un po di frutta secca,qualche mandarino.
Il primo presepe,una volta arrivata in paese,ma per me era una città,l'ho preparato fabbricandomi i pastori con la creta.Obbligavo i miei fratelli ad impastare la creta,io creavo,e ...mamma doveva pulire.poi in giro per il muschio,il cielo era di carta da zucchero,quella blu usata anche per avvolgere la pasta sfusa,le montagne con carta dei sacchi di cemento ed un po di sabbia per mimetizzare i torrenti.
A pensarci adesso,viene quasi da sorridere,ma allora era una cosa seria e facevamo tutto con grande impegno.