CALABRIA

CALABRIA
IMMAGINI DALLA SILA

lunedì 30 dicembre 2013

UN ANNO A COLORI

VOGLIO UN ANNO A COLORI,PIENO DI GIORNI TUTTI DA VIVERE,COMUNQUE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI PROGETTI,NON IMPORTA SE SAPRO' REALIZZARLI,MI BASTA TENTARE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI AMICIZIA,DA OFFRIRE CON UN SORRISO,DA ACCETTARE CON UN GRAZIE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI LAVORO,NON IMPORTA QUALE,PERCHE' LA DIGNITA' E' NEL LAVORO,

VOGLIO UN ANNO DOVE NON SI PARLI SOLO DI CRISI,MA ANCHE DI COSE FATTE E DA FARE,

VOGLIO UN ANNO SENZA DISASTRI ,SENZA VELENI,PERCHE' LA TERRA E' NOSTRA E DOBBIAMO AMARLA,

VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO INSEGNI QUALCOSA,E CREI RICORDI DA CONSERVARE,

VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO MI SENTA IN PACE CON TUTTI E COL CREATO,

VOGLIO CONDIVIDERE TUTTO QUESTO CON QUANTI DI VOI LA PENSANO COSI'
E FARE GLI AUGURI PERCHE' QUESTO AVVENGA DAVVERO.

domenica 13 ottobre 2013

SOLO IL TEMPO E' TESTIMONE....

Qualche anno fa sono voluta tornare a visitare il paesino dove vivevano i miei nonni.
Loro sono venuti via,provvisoriamente,pensavano,a seguito di una delle tante alluvioni che negli anni cinquanta hanno devastato la nostra regione.
Invece gli anni passarono,il nonno è morto e la nonna rimase con le figlie.Non so se mai qualcuno fosse tornato ad aprire quella casa,la loro,dove ancora erano rimaste testimonianze di vita quotidiana,ricordi,una vita sospesa dagli eventi ed interrotta definitivamente dall'incombere degli anni.
Io stessa ci sono potuta e voluta tornare dopo oltre trent'anni. Un tuffo nel passato,ma anche nel vuoto di testimonianze e memorie.Il paese quasi deserto,qualcuno che era rimasto o ritornato,aveva costruito altrove più comode dimore.
Le vecchie case creavano un paesaggio desolato,stradine sconnesse,qualche abitazione crollata.



La vecchia chiesa e, dietro, case diroccate con finestre che guardano il nulla


Un balconcino in ferro al quale mai nessuno si affaccerà


vecchi muri,ultimo segno di qualcosa che c'era e non c'è più

Anche quella che ricordavo per le tante estati trascorse sui due terrazzini,dove cenavamo nelle sere d'estate o ci fermavamo a chiacchierare con la gente che tornando dai campi si fermava a raccogliere l'acqua all'unica fontana del paese,anche quella casa dei miei sogni era oramai un rudere,in parte crollata:restava il terrazzino di fronte alla fontana,e l'ingresso del "basso" .


Il basso,o "catojo,nel dialetto del posto:Qui c'erano le botti le giare dell'olio,una stanza per l'allevamento del baco da seta e all'ingresso il forno a legna.

La fontana aveva resistito,solida ed elegante, continuava a versare acqua che nessuno più raccoglieva.
Ora era il solo rumore,dolcissimo,lieve,carezzevole,amico,che si sentiva nei dintorni,
anche se il tempo,o forse la mia diversa percezione della realtà, ne aveva ridimensionato la bellezza.


Dove era finita la gente?Le bellissime donne,austere ,grosse trecce a coronare ovali perfetti,ed incarnato da Madonne?Dove le nonne,sedute davanti alle case,sempre disponibile a chiacchierare,raccontare,mentre le mani sapienti rammendavano cucivano filavano,lavoravano a maglia?
Dove i nonni che verso sera,dopo cena,si raccoglievano sul muretto della piazza,davanti alla Chiesa,per raccontarsi i fatti del giorno,qualche piccola avventura,qualche fantastica storia di caccia, piccole vanterie sulla quantità di funghi trovati,sulla qualità e la bontà dei loro ortaggi?
Solo il tempo lo sa,lo racconta attraverso quello che rimane,ma non tutti sappiamo leggere:
serve la memoria che ripercorra i passi ,
serve l'amore che ricomponga i volti,
servono gli affetti che ricostruiscano le vite delle persone un tempo conosciute.


Poche case assolate
un cane prende il fresco
all'ombra di un muretto.





piante dimenticate
su balconi sconnesse
prive d'acqua e di cure.

Porte chiuse,bruciate
dal sole e dalla polvere
violentate dal tempo.




Finestre con tendine fatiscenti
né un viso né un sorriso
che le renda gentili
con movimenti trepidi di mani
celandovi sorrisi
e nascondendo visi
che arrossivano ,timidi e intriganti.




quattro calci a un pallone
la voce di una mamma
che chiamava per cena


Quella almeno era vita
Dove sono ora i bimbi?
dove sono le nonne?

Strade deserte,mute
niente voci,bisbigli
sembra morto il paese

ma la fontana no,quella resiste!





Le foto accanto ai versi sono state prese dalla rete le altre sono mie.

sabato 15 giugno 2013

CASE SENZA VOCI

Bisognerebbe provare....

Avete mai provato a dover entrare in casa d'altri in assenza degli inquilini,con vincolo di parentela ed in modo del tutto legale,ovviamente,e non sentirvi lo stsso un po ladri,un po intrusi,un po ficcanaso?
Diciamo la verità,una volta dentro, la curiosità arriva,in particolare se si tratta di una abitazione,conosciutissima e frequentatissima,per anni,ma solo,come farmi capire,solo in superficie:la superficie,ossia le ante esterne dei mobili,tutti,dagli armadi,ingombranti e molti,quasi soffocanti per la loro incombente presenza,ai mobili della sala,credenze,angoliere,cassettoni vari,cassapanche,alla cucina,forse quella un po meno ostica,per necessità obbiettive.
E poi, uno studio,incombente nella sua severità, con librerie chiuse,scrivania monumentale,con cassetti chiusi.
I libri,che per me sono parte integrante della vita quotidiana,e guai a non guardarli ogni volta che ci passo vicina,a spostarli,a sfogliarli,spinta da urgenze e curiosità improvvise,come fare a immaginarli oltre quelle ante chiuse,belle certo,con il loro velluto rosso dietro le artistiche griglie in ferro...
La curiosità ti prende,dicevo e giocoforza,espletate le funzioni che fin qui ti ci hanno portata,recuperare effetti personali ,qualche documento per dare avvio ad un necessario riordino,
vai a curiosare anche nei posti più segreti e inviolati,almeno da te,fino a qualche giorno prima.
E così ti passa davanti,come in un film bianco e nero,un po incerto e sbiadito,una intera vita,anzi tante vite,quasi tutte concluse,con un'unica eccezione,unica testimone,ormai impotente ed incapace a gestire la grande massa di ricordi,di giorni, di vite consumate nell'attesa di qualcosa che oramai si è compiuta,non importa come,non importa con quanti sogni frantumati,con quante speranze deluse,con quanti spasmi a stringere il cuore in una morsa,per ogni tramonto che supponeva già le ombre inquietanti della sera e della notte,la paura di voci note fra quelle mura che più nulla potevano udire, perchè non si parla con i fantasmi,si può solo urlare,ma anche l'urlo sarà muto ,non uscirà mai dalle corde vocali,paralizzate dall'inedia e dalla inutilità di ascoltarsi .



Io,che ho provato,voglio riempire i miei giorni a venire di suoni,i miei occhio di sorrisi,la mia casa di sole.
Voglio parlare ascoltare piangere ridere cantare urlare cadere rialzarmi chiedere l'aiuto di una mano amica,
dare un consiglio se richiesto,camminare con gli altri per sostenere e farmi sostenere.
Voglio svuotare la mente e gli spazi reali del superfluo e riempire ogni angolo disponibile di immagini ricordi programmi poesia sogni tutto da condividere.
Voglio la vita reale.