sabato 1 maggio 2021

PRIMO MAGGIO 2021

 



E' ancora il Primo Maggio!

Un giorno di festa?di vacanza?Certo, il Primo maggio è anche questo.Per me ,da sempre,un giorno da celebrare,e con gli anni che passano,un giorno in cui faccio i conti con la storia mia e della mia famiglia,attraverso i ricordi.Era il giorno dei comizi nella Piazza del paese.Perchè allora per comunicare serviva saper parlare,avere una voce chiara,delle idee chiare,e comportamenti altrettanto chiari e coerenti con le proprie idee.Non si poteva barare,allora;se da un palco dicevi delle cose,non potevi farne altre,nella vita pubblica e privata.Primo Maggio è mio padre che preparava,organizzava, invitava, scriveva,perchè l'apertura dei comizi di solito era sua.Assieme,sempre, anche il fratello Domenico e il compagno Peppino,sempre pronto e disponibile,che si trattasse di risolvere qualche improvviso problema,sopperire a qualsiasi necessità o interpretare una parte nelle belle scenette a tema che chiudevano la giornata di festa.

Primo Maggio era la festosa scarpinata che facevamo,tutti con i vestiti della festa ,da San Pasquale,una popolosa frazione abitata principalmente da contadini, fino al paese.Partivamo in pochi ma lungo la strada si creava un festoso corteo ognuno con la propria bandiera,rossa,il proprio fazzoletto,rosso, e l'immancabile garofano,ovviamente rosso.












Qualcuno strimpellava note traballanti su una chitarra,altri suonavano l'organetto,e c'era chi,anche se camminare stancava,aveva voglia di intonate i canti di lavoro e la immancabile Bandiera Rossa .
Quando si arrivava all'inizio del paese,Bova Marina-RC-tutti cercavamo di toglierci un po' di polvere dalle scarle e dai vestiti,si aggiustavano i fazzoletti,il cappello di paglia,ci ricomponevamo in un corteo ordinato, con le bandiere bene in vista,mentre la banda del paese,sempre presente per l'occasione,ci accoglieva con l'immancabile:AVANTI POPOLO..
Un sogno,ma so che è solo un sogno:perdermi per una volta ancora in un mare di bandiere,fra tanti, donne ed uomini che le sorreggono,con orgoglio,cammindo insieme.








 e altri 7


martedì 8 settembre 2020

OTTO SETTEMBRE 1943

 La mia piccola storia,per ricordare.

Ero troppo giovane per ricordare bene i fatti e le emozioni di quella giornata.
La Calabria era un po defilata dagli scenari della guerra:noi la sentivamo per le privazioni,la miseria,le notizie di morte di soldati,figli di questa terra,chiamati a difendere la patria,ma da chi?,in terre lontane.
Dopo lo sbarco,avvenuto in Calabria a pochi chilometri dal mio paese,qualcosa di più si percepiva.
Io ricordo il rombo degli aerei che ci passavano sulla testa,per andare a bombardare qualche posto vicino,eravamo in campagna,fra uliveti e giardini di aranci e bergamotto,tanti gli sfollati dal vicino paese,anche per la probabilità di trovare comunque qualcosa da mangiare,e c'era quasi aria di scampagnata,qualche volta.
Molto più lontano da questo angolo di mondo,il mio mondo,un ragazzo non ancora ventenne,che il fanatismo di regime aveva spinto ad arruolarsi volontario falsificando anche i documenti,ha saputo dell'armistizio con molta confusione,assieme agli altri commilitoni.
Erano in caserma,a Forlì,quando i loro superiori comunicarono che tutto era finito,facessero ciò che credevano.
Hanno tentato di chiedere,ma i superiori si erano già dileguati. Un pugno di ragazzi,senza guida,qualcuno più grande di loro che cercava di organizzare e consigliare.
IL giovane soldato aveva dei riferimenti,amici di famiglia che abitavano da quelle parti e così aveva deciso di arrivarci in qualche modo,rifiutando l'invito di altri suoi compagni ,originari di paesi vicini al suo,di unirsi all'avventura del ritorno a casa.
Ma chiese loro,quando fossero arrivati,di far sapere ala sua famiglia che lui cercava di andare dai Tedeschi. Era il cognome della famiglia amica ma i compagni fraintesero e lo considerarono un codardo e traditore dando la notizia,all'arrivo.
Per l'imponderabilità del caso,tutto andò diversamente,anche il nostro soldatino si unì in seguito ad altri sbandati per un viaggio di avvicinamento a casa. Sarebbero passati dei mesi,prima che tutti arrivassero a destinazione.
Mentre loro scendevano per la penisola,gli alleati salivano e spesso si trovavano fra i tedeschi in ritirata,e gli alleati che avanzavano. Hanno assistito in febbraio al bombardamento di Cassino,nascosti in rifuggi di fortuna,e muovendosi di notte,cercavano di proseguire verso sud,mentre alla luce del giorno si accorgevano spesso di essere ancora al punto di partenza.

Finalmente una notte attraversarono il Garigliano con una barca sgangherata, avvicinandosi,così credevano,a casa.
I compagni di viaggio diminuivano man mano che qualcuno arrivava a destinazione.
Spesso chi era già arrivato offriva qualche giorno di ospitalità e cibo a chi doveva ancora proseguire.
Arrivarono in marzo a Napoli già liberata ma anche occupata dagli alleati,in tempo per essere testimoni dell'ultima seria eruzione del Vesuvio.

Il gruppetto di tre o quattro ragazzi,ha cercato di dare una mano,facendo da interpreti fra gli americani ed i locali,con le poche risorse a disposizione e qualche parola di inglese,retaggio di ricordi scolastici.
Si sentivano quasi a casa,ma la strada era ancora lunga..
Hanno sperimentato la paura, la diffidenza, la cattiveria, ma anche la disponibilità, la benevolenza, l'accoglienza in un mondo che sembrava aver perso la bussola.
Il giovane soldato arrivò a casa in aprile,per Pasqua ,quando nessuno lo aspettava più.
Senza notizie,avevano creduto davvero che fosse rimasto con i tedeschi,in ritirata e finito chissà dove.
Una storia dove la fantasia del narratore qualche volta era chiamata in aiuto per mascherare una realtà ancora più cruda.
Chissà dove saranno gli altri compagni di viaggio...
Ormai un solo testimone muto,preziosissimo compagno di viaggio è rimasto a ricordo del giovane ed incosciente soldatino e della sua storia o avventura:
due vecchi volumi con “ le novelle per un anno”di Pirandello,che forse hanno aiutato il protagonista a comprendere e superare le stranezze della vita.



sabato 21 dicembre 2019

SEMPLICEMENTE AUGURI!



Nell'intimità e il calore di un caminetto acceso,lascio qui  i miei AUGURI
Per ogni pensiero che scalda il vostro cuore
Per ogni desiderio formulato in segreto e affidato alla stella che illumina la grotta di 'colui che deve venire'
Per ogni persona che vorreste avere vicina,stringere in un abbraccio
per ogni mano che vorresti stringere in un gesto di amore e di riconoscimento dell'altro,chiunque sia,da ovunque provenga
Per tutto questo,possa il Natale essere generoso di doni speciali,di desideri appagati,di serena gioia.


                                             BUON NATALE

domenica 6 gennaio 2019

ANNIVERSARI DA RICORDARE..

5 GENNAIO 1948:
Peppino Impastato nasce a Cinisi,da una famiglia mafiosa alla quale si ribella.Il padre lo allontana dalla famiglia,lui continua  la sua ribellione  e la sua  lotta senza riserve alla mafia.
Lo fa con associazioni culturali ma meglio  da Radio Aut,che serve per denunciare pubblicamente personaggi mafiosi noti del paese.
Ci vuole coraggio,forse anche un po di incoscienza.Incoscienza che lo porta ad essere  ucciso proprio da quei personaggi che lui ha combattuto .Muore a soli trent'anni,il 9 maggio 1978,proprio mentre si consuma,lontano dall'isola ,l'omicidio di Aldo moro.
5 GENNAIO 1984:
muore a Catania Pippo Fava.Scrittore giornalista scomodo,più volte minacciato,verrà barbaramente ucciso in una fredda sera d'inverno,davanti al Teatro Stabile di Catania,mentre andava a prendere la nipote che recitava in Pensaci Giacomino-Pirandllo.
6 GENNAIO 1980:
viene ucciso a Palermo il presidente della Regione Siciliana ,Piersanti Mattarella.Voleva il cambiamento,voleva liberare la sua terra dalla piaga della mafia,tumore che tutto fagocita,tutto distrugge..
E' una coincidenza di date,di mesi,ma la fila dei morti per mafia,non più quella delle oleografie con la coppola storta e la lupara,anzi sempre più spesso,con colletti bianchi,cravatte e posti di poteri dello Stato .
Siamo una Regione con tanta storia,tanta bellezza,tante risorse,ma abbiamo ancora bisogno di eroi,per tentare una via d'uscita?Una strada di libertà,di presa di coscienza civile?
Ci vivo,ormai da quasi 50 anni,ho visto cambiamenti,certo,ma non quanti servirebbero per poter girare pagina,dare una decisiva svolta a questa terra,alla sua gente.

mercoledì 21 novembre 2018

DOVE FINISCE LA NOTTE...

SORELLA LUNA,FRATELLO SOLE

Vesti la notte,con vanità di stelle,
attraversi le strade del tempo
complice il silenzio profondo
che accoglie sospiri di amanti
e timide risate
che svaniranno all'alba.










dal web





E mentre tutto scorre
il sole antagonista
ferisce con lame di luce
il velo che avvolge ogni cosa
e lo rammenda con nuvole d'oro.







su concessione di un'amica





E sonnacchiosi mattini 
aprono porte e finestre
a un'umanità in cammino
verso nuove promesse.

sabato 14 gennaio 2017

NEVE

La neve in Sicilia non è fatto eccezionale.L'Etna è innevato per tantissimi mesi l'anno e spesso regala spettacoli mozzafiato quando il vulcano fa sfrigolare la neve con le sue colate di fuoco.Ma la nevicata di qualche giorno fa,anzi ,nella notte della Befana,è stata spettacolare.Non se ne  vedeva una simile da quasi 50 anni. Ha nevicato per due notti e due giorni,e alla fine la neve copriva la spiaggia,i tetti delle case sul mare,le  piante sui balconi,oltre alle colline che fanno da corona al mio skyline quotidiano,ai piedi della montagna,l'Etna.Vedere dalla finestra Taormina,col monte Tauro e Castelmola che la sovrastano,coperti di neve è spettacolo.Ho potuto fare qualche foto,sempre da dietro i vetri,l'influenza ed il vento polare non consigliavano neanche uno spiraglio all'esterno.
A nevicata finita anche le montagne della Calabria che in condizioni di luce ottimali sembra quasi di toccare,mi sono apparse abbondantemente imbiancate:un lungo serpentone candido dallo stretto fino all'ultimo orizzonte visibile,sopra capo Spartivento,comprese le montagne di Gambarie.
E con la mente vado ad un'ultima nevicata vista a Milano,dove ero tornata per stare qualche giorno con la mamma,gravemente ammalata.10 Dicembre 2008.

FIOCCHI DI NEVE
Vi ho viste volteggiare
Lievi farfalle di neve
ai raggi di un lampione
e sciogliervi al calore
della sua incandescenza.
Vi ho viste,incoscienti funamboli
danzare leggere sui fili
tesi della corrente
per poi posarvi, leggiadre,
e crescere fino a formare
strane corsie bianche
per i folletti notturni.
E ballerine acrobate,
posarvi sugli aghi dei pini
e ai bordi di tremule foglie
e addormentarvi ,stanche,
in precario e instabile equilibrio.
Ma la notte non vede
Questi giochi innocenti
Ed ammassa e livella
La candida,soffice neve
Su tetti prati e cortili
E’ così che ho trovato al risveglio
Un mondo candido e freddo
Da ammirare,attraverso
Spessi vetri,protetta
Dal dolce tepore di casa.


                 Qualche foto dell'evento -6/7 gennaio 2016
.



                   
                             Sul balcone di casa..


                                              Le gigas -stelle di neve           


                                             brrr che freddo...

                                                   
                                          
                                               Le mie colline innevate



                                         Taormina fra cielo e mare

                                         
                                         La piazza a Taormina    (dal Web)

giovedì 18 febbraio 2016

19 FEBBRAIO 200....

UN GIORNO,UN ANNO,UN TEMPO

ALLUCINAZONI DI TEMPO
QUELLE CHE CI INVENTIAMO
PER TRATTENERE I GIORNI
ENTRO TRANSENNE DI ORE
E GABBIE DI MESI E DI ANNI.
ERA IERI E TU C'ERI.
IERI...OGGI...DOPO...
SOLO PERLE DI ATTIMI
CHE ROTOLANO FRA CIELO E TERRA.
NELLA LORO POLVERE
DOMANI CERCHERO'
IL SUONO DELLA TUA VOCE
LE TUE MANI I TUOI OCCHI.
SEI PASSATO,FU UN ATTIMO,
ATTRAVERSANDO IL TEMPO,
TEMPO CHE RESTA, ETERNO.



Foto dal webb

sabato 9 gennaio 2016

LA CALABRIA IN VERSI



La Calabria non è abituata ai primati,se non in qualche stereotipo negativo,da sempre.
Non è avvezza alle coccole,agli sguardi benevoli,dovuti agli ultimi,caso mai solo ruvide e melense promesse,morte già prima di essere pronunciate.
E' parca di parole,la fatica di vivere ha prosciugato le bocche,che si abituano a restare chiuse,sigillate,anche quando l'urlo dell'impotenza , della rabbia,della vergogna lacera le visceri e strozza la gola.
Ma è terra generosa,di uomini e di bellezza.
Basterebbe che gli uomini imparassero a conoscere meglio le cose che possiedono per usarle come chiavistelli per aprire porte nuove,usassero ingegno e generosità per offrire e non la furbizia per offrirsi,in cambio di favori e piccoli intrallazzi.
Ha avuto ed ha uomini di valore e d'ingegno,spesso sparsi per il mondo a dare il loro contributo di sapere, di scoperte,di creatività.
Faccio queste considerazioni dopo aver letto alcune bellissime poesie di un non molto ricordato poeta calabrese,Franco Costabile (Sanbiase 1924-Roma 1965).
La sua poesia, dettata da amore-odio per la sua terra ,sembra ancora attuale,perchè poche cose sono cambiate dagli anni delle sue denunce,con i suoi versi taglienti e amari.

Ma questa ,pur nella sua cruda realtà,è quasi un canto d'amore.

Sonno di garofani -
L'acqua 
del paese 
ancora scorre 
senza tubature, 
ne s'alzano antenne 
architetture 
di pulegge e gru 
perché gli uccelli 
possano sbagliare. 

















C'è pace 
vita chiara 
di donne di bambini 
di carri tirati dai buoi 
e a sera, quando ai balconi 
c'è un sonno di garofani, 
due stelle bizantine 
s'affittano una stanza 
nel cielo della piazza.


Le foto riportate sono prese dal Webb.

lunedì 13 luglio 2015

LA GINESTRA-


Arbusto molto diffuso in tutta l'area mediterranea,copre colline e sentieri,e con i suoi fiori gialli,rubati al sole,annuncia l' estate,il caldo,il frinire delle cicale.


Ma per me è qualcosa di più:mi ricorda l'infanzia,quando curiosa,mi accompagnavo alle donne del rione,compresa mia madre,per la raccolta degli steli e la successiva preparazione della fibra di ginestra.
Un lavoro lungo e laborioso,per la mia giovane età ero di intralcio,ma ogni tanto la spuntavo.
Si partiva prestissimo,le donne fornite di forbici speciali,grandi fazzoletti in testa,o qualche cappello,perché il sole arrivava in fretta e bruciava la terra e gli uomini.
Si sceglievano le piante più giovani e verdi,si tagliavano gli steli non ancora fioriti,che si raccoglievano in mazzetti.



Legati e portati a casa,venivano bolliti in grosse caldaie,quelle usate generalmente per fare il bucato grosso,per capirci.


Successivamente si portavano a macerare in vasche di acqua corrente-
C'era un piccolo torrente che forniva acqua per l'irrigazione.Le donne creavano delle piccole vasche a scalare,ognuno aveva la propria.
Quando le fibre,macerate,iniziavano a staccarsi dallo stelo legnoso,era il momento:si tiravano i mazzetti dall'acqua e si strofinavano sulla sabbia sottile e bianca che le piene invernali del torrente avevano depositato ai margini.Si otteneva una massa stopposa di fibre ingarbugliate, ancora sporche di sabbia e residui di materiale verdastro.
Si passava a lavare le stesse,lungo una condotta che convogliava l'acqua per l'irrigazione dei giardini di bergamotto.


Quando riuscivo ad accompagnare mia madre o altre signore del vicinato,era una grande festa:osservavo,copiavo ogni gesto con precisione,rubavo un po di fibre per lavarle e farle asciugare al sole,sarebbe stato il mio bottino...E poi c'erano le colazioni ,seduti sui sassi levigati,all'ombra di qualche oleandro,cose appetitose,condivise e consumate insieme,condite di allegria, chiacchiere,risate che facevano dimenticare anche la stanchezza.


Colazione decisamente meno elaborata di questa ma molto appetitosa e saporita!
La filiera era davvero completa,la ginestra veniva cardata,filata e trasformata in coperte, un po ruvide,ma ingentilite da disegni e inserti di fili precedentemente colorati.Colori naturali, con i fiori di ginestra,le bucce di melograno,il mallo delle noci.C'erano anche dei fili color rubino, e rosso.


Le fibre più lunghi e morbide venivano filate e poi tessute per tovaglie,lenzuoli e altri capi per la casa.La parte più stopposa e corta veniva usata per riempire i materassi.Niente veniva sprecato.
Probabilmente in altre parti della Calabria o altrove la lavorazione di questa fibra era fatta in modo diverso,ma questi sono i miei ricordi personali,per la zona ionica dove vivevo,e risalgono comunque ad oltre sessanta anni fa.

La tentazione di scriverne mi è venuta leggendone su f.b.e condividendo il post,con foto e bellissimi versi, di" In Calabria ti guido io."del 12 giugno 2015


Tutte le foto sono state prese dal Webb.

mercoledì 29 aprile 2015

RICORDI DI UN GIORNO DI APRILE

LA TELEFONATA

Una telefonata salva la vita...
Qualche volta sorprende,altre porta sconforto,gioia,scompiglio.
Con i cellulari tutto è diverso,anche la telefonata ha perso certe peculiarità,restiamo attaccati continuamente a questo marchingegno,qualche volta davvero infernale,ed anche le telefonate di spessore,come dire,perdono di intensità.

Ricordo,anni fa,la telefonata di una amica ed ex collega di ufficio. Mi faceva gli auguri di buon onomastico.
Non ho mai festeggiato l'onomastico,non sapevo se accreditarmi presso Santa Caterina da Siena,da Alessandria o altro.
Per questo la telefonata mi ha colto di sorpresa,ma è stato un modo per riprendere una amicizia sospesa per qualche tempo.
Un'altra telefonata,non proprio ieri,ma cinquanta anni fa,come oggi.
”Ti vorrei salutare,passo a prenderti in ufficio”.
Ho accettato,più per curiosità:cosa ci sarà mai ancora,dopo tanto tempo?ma non dovevamo non vederci più,come dice la canzone?
Avevamo deciso di chiudere con le schermaglie,senza rancori,da buoni amici,come lo eravamo stati dai tempi della scuola.
Grande fascio di fiori,auguri,carinerie,chiacchiere a go go,ed io dovevo tornare a casa,e continuavo a chiedermi che senso avesse tutto questo.

Continuammo a chiacchierare a ruota libera,mi accompagnò a casa,ovviamente,e nel salutarmi mi disse:”Fra qualche giorno mi sposo”.
Una telefonata allunga la vita..
Quella telefonata mi aveva sorpresa,ma il seguito e la conclusione ancora di più.
Ed io cosa c'entravo?
Un messaggio in bottiglia?Avrei potuto raccoglierlo ed interpretarlo,ma ho avuto altro da fare.

Ho pensato, nel tempo, di farla anch'io una telefonata,un saluto fra “vecchi amici”
Certo sarebbe stato più facile,un messaggio al telefonino,ma allora non c'erano i cellulari.
Perchè mi è tornato in mente oggi?
Nessuno mi ha fatto gli auguri,ed è Santa Caterina,da Siena.
La mia amica non c'è più,da qualche anno.

(le foto sono prese dal Web)


giovedì 19 marzo 2015

DEDICATO A MIO PADRE-

Se esiste un dove...

Se esiste un dove,se mai potrò incontrarti anche solo un momento,mi basterà.

Mi basterà per dirti che ti ho voluto bene,che non te l'ho mai detto per stupido pudore, perchè non erano tempi,i nostri,per perderci in “effusioni inutili”, chè necessità e bisogni più prosaicamente quotidiani incalzavano.

Mi basterà per dirti che troppo tardi ho capito il tuo vivere inquieto,diviso fra ideali nobili ed alti ed un ambiente ostile,una terra matrigna che non concedeva nulla ai sogni.

Mi basterà per dirti che non fu un fallimento l'impossibilità di darci quanto avevi sperato,ma certo quel senso di impotenza a costruire qualcosa di più per noi tutti ha contribuito a distruggerti.

Quest'anno sono centocinque anni dalla tua nascita,caro papà,
ma tu ci hai lasciati a metà del percorso in un piovoso giorno di marzo.

Siamo cresciuti,stiamo invecchiando come è normale che sia .
Tanti i nipoti che mai hai conosciuto ma che ti conoscono attraverso le nostre parole e ancora di più attraverso gli occhi e i racconti della loro nonna.

Lei è rimasta con noi più a lungo,forse perchè non smarrissimo la strada che avevamo appena iniziato a percorrere,senza di te.
Poi,completata la sua missione,con serenità ci ha lasciati anche lei.

Ciao Papa'
19 marzo 2015

martedì 10 marzo 2015

PER RICORDARE OGNI GIORNO E' BUONO..


So che siamo oltre l'OTTO MARZO,ma dovremmo abituarci a ricordare,ogni giorno dell'anno,dedicando qualche momento della nostra giornata,cosa significa questa data.Non una festa ma il ricordo di una tragedia,tutta al femminile.Non l'unica né l'ultima,purtroppo.
Un ricordo,non fuori tempo,questo mio,casomai fuori dal coro e dalle convenzioni.
Una festa di fiori,gialli come il colore del sole e della luce,lievi come pensieri,belli e timidi come la bellezza di tante donne sorelle e amiche.E qualche verso,senza pretese,che esprime la mia idea delle donne,e penso in particolare alle nostre e a tutte le mamme,nel mondo.

Ti immagino ,donna,
come albero di mimosa
ricco di rami e di fiori
su un'esile tronco.

Rami flessuosi e gentili
Ma resistenti al vento.
E radici profonde
che legano alla terra.



Madre di vita,
custode di memoria.
Forte nelle bufere,
capace di rialzarti
dopo ogni tempesta,
di riprendere a vivere
e regalare ancora
germogli di speranza
e perle di saggezza.



sabato 27 dicembre 2014

NATALE,NOCCIOLE E TANTO ALTRO

Questo blog sta diventando un rifugio quasi segreto,per i momenti di nostalgia.E questo è il periodo più adatto..
Lontana dallo scintillio di alberi,addobbi cittadini e casalinghi,vado con la mente a ciò che era il Natale della mia infanzia..
Sono vissuta in una piccola frazione del mio paese fino all'età di otto anni.
Vita grama,anche per i tempi-dopoguerra-ma avevamo comunque l'indispensabile,e forse un po di più.
Natale iniziava con la festa dell'Immacolata.Il primo periodo era riservato alla preparazione degli ingredienti per i dolci tipici:i petrali.

Si tagliuzzavano i fichi secchi, a pezzettini il più possibile minuti.Aiutavamo tutti,attorno al fuoco.
Dopo i fichi,toccava alle mandorle: schiacciarle,mondarle dalla pellicina marrone,tostarle e tagliarle a pezzetti.Per ultimo le noci,stesso lavoro.Intanto ci si avvicinava alla festa e tutto doveva essere pronto.Si amalgamavano gli ingredienti,uniti a miele, uva passa, vino cotto, e si faceva andare questo impasto sul fuoco,fino a quando la consistenza morbida ed il profumo di cotto invadevano la cucina.Si riversava il tutto dentro capienti terrine e si copriva.
Poi si lavorava la pasta esterna,farina,uova zucchero,vermut,strutto,vaniglia e lievito.
La mamma con mani sapienti tirava una sfoglia sottile,ricavava tanti dischetti che riempivamo con l'impasto preparato prima.Per finire ci ricamavamo sopra dei fiorellini o ghirigori con sottili fili della stessa pasta ed ora i dolci erano pronti per il forno.
Non vedevamo l'ora di assaggiarli,ma solo un piccolo assaggio,prima della festa!
Per la vigilia un gran da fare,fin dal mattino presto.A pranzo zuppa di ceci al prezzemolo.ma intanto si faceva lievitare la pasta per le zeppole,squisite e croccanti,con pezzetti di acciughe dissalate,che esaltavano il sapore,ed invitavano a bere qualche bicchiere in più.
Mamma preparava anche dei ravioli con purea di patate dolci , miele e cacao,quando c'era.Li preparava anche con la purea di ceci,aromatizzata con chiodi di garofano e cannella. Piacevano a mio padre.
C'erano poi le Nacatule: con pasta più dura si creavano dei cordoncini che venivano avvolti,con movimenti rapidi attorno ad un bastoncino o canna sottile:Sfilati dal loro supporto e fritti avevano la forma di una culla,la 'naca',e ricordavano la natività.

Il cenone era a base di stoccafisso o baccalà cotto in umido,assieme al cavolfiore bianco come condimento per gli spaghetti.

A parte si preparava anche il pesce fritto.Melograni,qualche grappolo d'uva conservata,fichi d'india 'natalini',frutta secca, zeppole e petrali chiudevano la cena.
Non facevamo il presepe e neanche l'albero.
Per il giorno di Natale eravamo tutti a casa dei nonni.Una famiglia numerosa:otto figli ,due soli sposati,anche loro con una nutrita nidiata di figli.E noi bambini avevamo un gran da fare per lasciare le letterine sotto i piatti,di nascosto.Ed era festa grande,perché arrivavano regali,dolci e coccole.
La nonna,molto religiosa preparava a suo modo,il presepe,con le immaginette e qualche lumino.
Il capodanno non era importante per noi,aspettavamo solo la befana,con l'immancabile carbone,dolce, e qualche leccornia,spesso un po di frutta secca,qualche mandarino.
Il primo presepe,una volta arrivata in paese,ma per me era una città,l'ho preparato fabbricandomi i pastori con la creta.Obbligavo i miei fratelli ad impastare la creta,io creavo,e ...mamma doveva pulire.poi in giro per il muschio,il cielo era di carta da zucchero,quella blu usata anche per avvolgere la pasta sfusa,le montagne con carta dei sacchi di cemento ed un po di sabbia per mimetizzare i torrenti.
A pensarci adesso,viene quasi da sorridere,ma allora era una cosa seria e facevamo tutto con grande impegno.



martedì 5 agosto 2014

LA VITA,COME LE AUTO,CORRE,RALLENTA,SI FERMA,RIPARTE..



Arrivano con i loro SUV, pesanti,scuri,posteggiano con manovre da manuale,anche in spazi ridottissimi,scendono frettolose ,sulle lunghe gambe da cerbiatte,con trampoli da 12 e più. Sanno dove andare,sanno sempre quello che vogliono e lo si intuisce da come fendono l'aria,testa alta sguardo attento ,passi decisi...
Mi sento una piccola donna, vorrei quasi scomparire,per dare spazio al loro passaggio.
Eppure...
Ho cinquant'anni di guida alle spalle,mai un incidente,se non qualche graffio dispettoso.
Ho attraversato l'Italia da nord a sud,e viceversa,decine di volte,alternandomi alla guida,con il sole,la pioggia,la neve,il vento,la nebbia,da quando l'autostrada SA-RC non c'era ancora. Non che adesso sia completa e tutta percorribile..
In tanti anni ho collezionato auto di tutti i tipi e marche diverse.
La prima, una giardinetta Ardea,portiere in legno:forse neanche al museo ne è rimasta traccia.
In un memorabile viaggio da Milano al lago di Iseo,per una festa di vendemmia,ci siamo stipati in otto,ma aveva il tettuccio apribile,forse qualcuno era... appoggiato al di fuori.
Seguì una Renault quatttro spartanissima,cambio al volante,poi una fiat seicento,riconoscibilissima in zona perchè aveva le portiere di colore diverso,così come le si erano potute recuperare,non si andava per il sottile..
Anche una 750,odiatissima,proprio non mi andava.
E poi una Simca 1000,una Simca 1200 coupè, già eravamo nel lusso!!ma io l'ho guidata poco,in verità.
Col primo figlio,una macchina comoda e consistente- Chrysler1800. Durò a lungo,nonostante tre grossi incidenti .Tantissime volte ci ha portati,ormai in quattro,in giro per l'Italia,dalle Alpi alle Piramidi... o appena un poco più su.
Intanto avevo,per mio uso esclusivo la 500 Fiat, un bel giallo- zucca matura.Un desiderio realizzato!
Quanti anni in sua compagnia,gli anni più belli ed attivi:scarrozzavo i figli al nido all'asilo ,al parco,a scuola,dalle elementari alle superiori,quando c'era da accompagnarli,per evitare che reclamassero il motorino...
I primi anni sembrava più una nursery che un'auto:sediolino, non ancora d'obbligo,ma utile,baby pulman,passeggino chiudibile,scorta di pannolini,creme,detergenti,vasini ,perché volevano solo il loro,ovunque ci trovassimo. E per i viaggi con pernottamento,lettino e girello da campeggio,sul portapacchi,assieme ad altri bagagli. Provate ad immaginare.....
Ovviamente tutto questo quando il grande capo era impegnato con il lavoro e mi dovevo spostare da sola.
Quando i figli erano più grandicelli,ho iniziato una mia nuova attività:cartoleria e libreria quasi esclusivamente scolastica.
Ed ho usato ancora la gloriosa 500.Ci trasportavo i libri ,nel periodo scolastico. Mi dividevo fra la libreria ed i viaggi dai i distributori,anche due volte al giorno,ma le mie giornate,allora erano molto più lunghe delle normali di sole 24 ore!!!
Crescevano intanto altri autisti in casa,ed erano aumentati il numero e la varietà delle auto.
Altri tempi- Renault 14, Citroen, Renault 5, la Rover 2014,e poi una seat IBIZA omologata per trasporto cose.Si spostavano di più i figli. Io continuavo ad usare la 500,che spesso accusava gli anni e mi lasciava per strada,reclamando attenzione...
Dopo l'ennesimo rifiuto a portarmi a casa,con il suo carico di merce,mio marito venne a prelevarmi,con un amico che già faceva la corte alla macchinina.
Tornò a casa e mi diede un assegno,aveva formalmente venduto l'auto,la mia auto. Ho pianto,ma mi sono fatta una ragione.
E venne il tempo della Panda,la prima versione,essenziale e funzionale.
E anche questa iniziò i viaggi alla guida di un altro figlio, migrante.
Viaggiò e viaggiò,fino ai 300 mila km.
Lo scorso anno l'ho regalata,funziona ancora , un motore in piena efficienza, e mi fa piacere vederla,ogni tanto,per strada.

Non è solo una storia di macchine,quella che sto raccontando,c'è vita dietro ognuna di esse.
Quando il maggiore dei figli andò a lavorare fuori si è portato dietro la seat Ibiza, già un po acciaccata,ma ancora valida. L'ha fatta camminare parecchio,il lavoro lo portava un po in tutta Italia e lei rispondeva,alla grande.
Il motore resse,si consumò,letteralmente,la carrozzeria.
Così fece un ultimo viaggio di ritorno a casa,mentre iniziava i suoi viaggi pendolari la Rover.
Si fermò per qualche tempo a Bologna,in uno dei tanti ritorni ha fuso il motore,ne ebbe uno nuovo,ma un altro guasto la bloccò definitivamente...o quasi.
Con questa menomazione è stata regalata al meccanico concessionario che la rimise a nuovo e la fece camminare ancora:qualche volta mi ha incrociata per strada,ma ha fatto finta di non riconoscermi...
Alla Seat subentrò una Daewu. Non mi piaceva,esteticamente brutta,ma ha fatto comunque il suo dovere,sostituita,più per antipatia che per vecchiaia, da un'altra Seat..
E' la mia compagna ancora adesso,regge bene,meglio di me,nonostante gli anni..
Forse dovrò cambiarla,prima o poi....
Non sarà mai un SUV,non mi reputo all'altezza,neanche con i tacchi.

martedì 29 luglio 2014

NON TI HO ABBANDONATO,CARO BLOG!



Da quanto non scrivo su questo blog,come blog amico deve sentirsi trascurato,molto trascurato.
Ma non è così,è stato un periodo non buono e ho fatto fatica a tenerne aperto almeno uno...
Ritorno,in questi giorni d'estate,per riaprire porte e finestre,dare una spolverata,mettere un po di ordine.
Intanto una nuova immagine,fresca, di sole sabbia mare.
Uso questo spazio,qui o altrove dal 2006,otto anni già compiuti!
In questi anni ho incontrato persone,ho imparato,o mi sono illusa,di conoscerle attraverso le loro parole.
Molti non ci sono più,fisicamente,perchè anche qui,come nella vita reale, si vive,ci si ammala,si guarisce,si muore.
Altre hanno cambiato casa,nome,qui è possibile,hanno semplicemente scelto di non esserci.
Altri ancora ho semplicemente scelto di non cercarle più.
Chiamiamo "rete" o "blogsfera" il mondo dei blog dove giriamo indisturbati,leggiamo ciò che altri scrivono ,apprezziamo spesso con un commento,o semplicemente passiamo oltre,anche quando i blogs ci piacciono per i loro contenuti.
Non conosciamo chi scrive,perchè scrive,se scrive di verità o invenzioni,per convenzione diamo credito a ciò che le parole dicono.



Però il nome,i nomi che usiamo danno l'idea di un mondo,piccolo o grande ,una sfera,spazio chiuso,o una rete,mezzo di raccolta con lo stupore dell'imprevisto, dove il caso ti fa scoprire, incontrare persone,luoghi,situazioni conosciuti nella vita reale.



Coincidenze?casualità?gioco delle probabilità?non so dirlo,ma più ci resto,dentro,più mi sembra una meravigliosa avventura.
Tornerò,non voglio più lasciare vuoto questo blog,uno spazio in più per raccontare,ascoltare,raccontarmi..
Per ora buone vacanze,sperando che l'estate arrivi davvero.

lunedì 30 dicembre 2013

UN ANNO A COLORI

VOGLIO UN ANNO A COLORI,PIENO DI GIORNI TUTTI DA VIVERE,COMUNQUE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI PROGETTI,NON IMPORTA SE SAPRO' REALIZZARLI,MI BASTA TENTARE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI AMICIZIA,DA OFFRIRE CON UN SORRISO,DA ACCETTARE CON UN GRAZIE,

VOGLIO UN ANNO PIENO DI LAVORO,NON IMPORTA QUALE,PERCHE' LA DIGNITA' E' NEL LAVORO,

VOGLIO UN ANNO DOVE NON SI PARLI SOLO DI CRISI,MA ANCHE DI COSE FATTE E DA FARE,

VOGLIO UN ANNO SENZA DISASTRI ,SENZA VELENI,PERCHE' LA TERRA E' NOSTRA E DOBBIAMO AMARLA,

VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO INSEGNI QUALCOSA,E CREI RICORDI DA CONSERVARE,

VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO MI SENTA IN PACE CON TUTTI E COL CREATO,

VOGLIO CONDIVIDERE TUTTO QUESTO CON QUANTI DI VOI LA PENSANO COSI'
E FARE GLI AUGURI PERCHE' QUESTO AVVENGA DAVVERO.

domenica 13 ottobre 2013

SOLO IL TEMPO E' TESTIMONE....

Qualche anno fa sono voluta tornare a visitare il paesino dove vivevano i miei nonni.
Loro sono venuti via,provvisoriamente,pensavano,a seguito di una delle tante alluvioni che negli anni cinquanta hanno devastato la nostra regione.
Invece gli anni passarono,il nonno è morto e la nonna rimase con le figlie.Non so se mai qualcuno fosse tornato ad aprire quella casa,la loro,dove ancora erano rimaste testimonianze di vita quotidiana,ricordi,una vita sospesa dagli eventi ed interrotta definitivamente dall'incombere degli anni.
Io stessa ci sono potuta e voluta tornare dopo oltre trent'anni. Un tuffo nel passato,ma anche nel vuoto di testimonianze e memorie.Il paese quasi deserto,qualcuno che era rimasto o ritornato,aveva costruito altrove più comode dimore.
Le vecchie case creavano un paesaggio desolato,stradine sconnesse,qualche abitazione crollata.


La vecchia chiesa e, dietro, case diroccate con finestre che guardano il nulla


Un balconcino in ferro al quale mai nessuno si affaccerà


vecchi muri,ultimo segno di qualcosa che c'era e non c'è più

Anche quella che ricordavo per le tante estati trascorse sui due terrazzini,dove cenavamo nelle sere d'estate o ci fermavamo a chiacchierare con la gente che tornando dai campi si fermava a raccogliere l'acqua all'unica fontana del paese,anche quella casa dei miei sogni era oramai un rudere,in parte crollata:restava il terrazzino di fronte alla fontana,e l'ingresso del "basso" .


Il basso,o "catojo,nel dialetto del posto:Qui c'erano le botti le giare dell'olio,una stanza per l'allevamento del baco da seta e all'ingresso il forno a legna.

La fontana aveva resistito,solida ed elegante, continuava a versare acqua che nessuno più raccoglieva.
Ora era il solo rumore,dolcissimo,lieve,carezzevole,amico,che si sentiva nei dintorni,
anche se il tempo,o forse la mia diversa percezione della realtà, ne aveva ridimensionato la bellezza.


Dove era finita la gente?Le bellissime donne,austere ,grosse trecce a coronare ovali perfetti,ed incarnato da Madonne?Dove le nonne,sedute davanti alle case,sempre disponibile a chiacchierare,raccontare,mentre le mani sapienti rammendavano cucivano filavano,lavoravano a maglia?
Dove i nonni che verso sera,dopo cena,si raccoglievano sul muretto della piazza,davanti alla Chiesa,per raccontarsi i fatti del giorno,qualche piccola avventura,qualche fantastica storia di caccia, piccole vanterie sulla quantità di funghi trovati,sulla qualità e la bontà dei loro ortaggi?
Solo il tempo lo sa,lo racconta attraverso quello che rimane,ma non tutti sappiamo leggere:
serve la memoria che ripercorra i passi ,
serve l'amore che ricomponga i volti,
servono gli affetti che ricostruiscano le vite delle persone un tempo conosciute.


Poche case assolate
un cane prende il fresco
all'ombra di un muretto.




piante dimenticate
su balconi sconnessi
prive d'acqua e di cure.

Porte chiuse,bruciate
dal sole e dalla polvere
violentate dal tempo.




Finestre con tendine fatiscenti
né un viso né un sorriso
che le renda gentili
con movimenti trepidi di mani
celandovi sorrisi
e nascondendo visi
che arrossivano ,timidi e intriganti.




quattro calci a un pallone
la voce di una mamma
che chiamava per cena


Quella almeno era vita
Dove sono ora i bimbi?
dove sono le nonne?

Strade deserte,mute
niente voci,bisbigli
sembra morto il paese

ma la fontana c'è,quella resiste!





Le foto accanto ai versi sono state prese dalla rete le altre sono mie.