Questo blog sta diventando un rifugio quasi segreto,per i momenti di nostalgia.E questo è il periodo più adatto..
Lontana dallo scintillio di alberi,addobbi cittadini e casalinghi,vado con la mente a ciò che era il Natale della mia infanzia..
Sono vissuta in una piccola frazione del mio paese fino all'età di otto anni.
Vita grama,anche per i tempi-dopoguerra-ma avevamo comunque l'indispensabile,e forse un po di più.
Natale iniziava con la festa dell'Immacolata.Il primo periodo era riservato alla preparazione degli ingredienti per i dolci tipici:i petrali.
Si tagliuzzavano i fichi secchi, a pezzettini il più possibile minuti.Aiutavamo tutti,attorno al fuoco.
Dopo i fichi,toccava alle mandorle: schiacciarle,mondarle dalla pellicina marrone,tostarle e tagliarle a pezzetti.Per ultimo le noci,stesso lavoro.Intanto ci si avvicinava alla festa e tutto doveva essere pronto.Si amalgamavano gli ingredienti,uniti a miele, uva passa, vino cotto, e si faceva andare questo impasto sul fuoco,fino a quando la consistenza morbida ed il profumo di cotto invadevano la cucina.Si riversava il tutto dentro capienti terrine e si copriva.
Poi si lavorava la pasta esterna,farina,uova zucchero,vermut,strutto,vaniglia e lievito.
La mamma con mani sapienti tirava una sfoglia sottile,ricavava tanti dischetti che riempivamo con l'impasto preparato prima.Per finire ci ricamavamo sopra dei fiorellini o ghirigori con sottili fili della stessa pasta ed ora i dolci erano pronti per il forno.
Non vedevamo l'ora di assaggiarli,ma solo un piccolo assaggio,prima della festa!
Per la vigilia un gran da fare,fin dal mattino presto.A pranzo zuppa di ceci al prezzemolo.ma intanto si faceva lievitare la pasta per le zeppole,squisite e croccanti,con pezzetti di acciughe dissalate,che esaltavano il sapore,ed invitavano a bere qualche bicchiere in più.
Mamma preparava anche dei ravioli con purea di patate dolci , miele e cacao,quando c'era.Li preparava anche con la purea di ceci,aromatizzata con chiodi di garofano e cannella. Piacevano a mio padre.
C'erano poi le Nacatule: con pasta più dura si creavano dei cordoncini che venivano avvolti,con movimenti rapidi attorno ad un bastoncino o canna sottile:Sfilati dal loro supporto e fritti avevano la forma di una culla,la 'naca',e ricordavano la natività.
Il cenone era a base di stoccafisso o baccalà cotto in umido,assieme al cavolfiore bianco come condimento per gli spaghetti.
A parte si preparava anche il pesce fritto.Melograni,qualche grappolo d'uva conservata,fichi d'india 'natalini',frutta secca, zeppole e petrali chiudevano la cena.
Non facevamo il presepe e neanche l'albero.
Per il giorno di Natale eravamo tutti a casa dei nonni.Una famiglia numerosa:otto figli ,due soli sposati,anche loro con una nutrita nidiata di figli.E noi bambini avevamo un gran da fare per lasciare le letterine sotto i piatti,di nascosto.Ed era festa grande,perché arrivavano regali,dolci e coccole.
La nonna,molto religiosa preparava a suo modo,il presepe,con le immaginette e qualche lumino.
Il capodanno non era importante per noi,aspettavamo solo la befana,con l'immancabile carbone,dolce, e qualche leccornia,spesso un po di frutta secca,qualche mandarino.
Il primo presepe,una volta arrivata in paese,ma per me era una città,l'ho preparato fabbricandomi i pastori con la creta.Obbligavo i miei fratelli ad impastare la creta,io creavo,e ...mamma doveva pulire.poi in giro per il muschio,il cielo era di carta da zucchero,quella blu usata anche per avvolgere la pasta sfusa,le montagne con carta dei sacchi di cemento ed un po di sabbia per mimetizzare i torrenti.
A pensarci adesso,viene quasi da sorridere,ma allora era una cosa seria e facevamo tutto con grande impegno.
sabato 27 dicembre 2014
martedì 5 agosto 2014
LA VITA,COME LE AUTO,CORRE,RALLENTA,SI FERMA,RIPARTE..
Arrivano con i loro SUV, pesanti,scuri,posteggiano con manovre da manuale,anche in spazi ridottissimi,scendono frettolose ,sulle lunghe gambe da cerbiatte,con trampoli da 12 e più. Sanno dove andare,sanno sempre quello che vogliono e lo si intuisce da come fendono l'aria,testa alta sguardo attento ,passi decisi...
Mi sento una piccola donna, vorrei quasi scomparire,per dare spazio al loro passaggio.
Eppure...
Ho cinquant'anni di guida alle spalle,mai un incidente,se non qualche graffio dispettoso.
Ho attraversato l'Italia da nord a sud,e viceversa,decine di volte,alternandomi alla guida,con il sole,la pioggia,la neve,il vento,la nebbia,da quando l'autostrada SA-RC non c'era ancora. Non che adesso sia completa e tutta percorribile..
In tanti anni ho collezionato auto di tutti i tipi e marche diverse.
La prima, una giardinetta Ardea,portiere in legno:forse neanche al museo ne è rimasta traccia.
In un memorabile viaggio da Milano al lago di Iseo,per una festa di vendemmia,ci siamo stipati in otto,ma aveva il tettuccio apribile,forse qualcuno era... appoggiato al di fuori.
Seguì una Renault quatttro spartanissima,cambio al volante,poi una fiat seicento,riconoscibilissima in zona perchè aveva le portiere di colore diverso,così come le si erano potute recuperare,non si andava per il sottile..
Anche una 750,odiatissima,proprio non mi andava.
E poi una Simca 1000,una Simca 1200 coupè, già eravamo nel lusso!!ma io l'ho guidata poco,in verità.
Col primo figlio,una macchina comoda e consistente- Chrysler1800. Durò a lungo,nonostante tre grossi incidenti .Tantissime volte ci ha portati,ormai in quattro,in giro per l'Italia,dalle Alpi alle Piramidi... o appena un poco più su.
Intanto avevo,per mio uso esclusivo la 500 Fiat, un bel giallo- zucca matura.Un desiderio realizzato!
Quanti anni in sua compagnia,gli anni più belli ed attivi:scarrozzavo i figli al nido all'asilo ,al parco,a scuola,dalle elementari alle superiori,quando c'era da accompagnarli,per evitare che reclamassero il motorino...
I primi anni sembrava più una nursery che un'auto:sediolino, non ancora d'obbligo,ma utile,baby pulman,passeggino chiudibile,scorta di pannolini,creme,detergenti,vasini ,perché volevano solo il loro,ovunque ci trovassimo. E per i viaggi con pernottamento,lettino e girello da campeggio,sul portapacchi,assieme ad altri bagagli. Provate ad immaginare.....
Ovviamente tutto questo quando il grande capo era impegnato con il lavoro e mi dovevo spostare da sola.
Quando i figli erano più grandicelli,ho iniziato una mia nuova attività:cartoleria e libreria quasi esclusivamente scolastica.
Ed ho usato ancora la gloriosa 500.Ci trasportavo i libri ,nel periodo scolastico. Mi dividevo fra la libreria ed i viaggi dai i distributori,anche due volte al giorno,ma le mie giornate,allora erano molto più lunghe delle normali di sole 24 ore!!!
Crescevano intanto altri autisti in casa,ed erano aumentati il numero e la varietà delle auto.
Altri tempi- Renault 14, Citroen, Renault 5, la Rover 2014,e poi una seat IBIZA omologata per trasporto cose.Si spostavano di più i figli. Io continuavo ad usare la 500,che spesso accusava gli anni e mi lasciava per strada,reclamando attenzione...
Dopo l'ennesimo rifiuto a portarmi a casa,con il suo carico di merce,mio marito venne a prelevarmi,con un amico che già faceva la corte alla macchinina.
Tornò a casa e mi diede un assegno,aveva formalmente venduto l'auto,la mia auto. Ho pianto,ma mi sono fatta una ragione.
E venne il tempo della Panda,la prima versione,essenziale e funzionale.
E anche questa iniziò i viaggi alla guida di un altro figlio, migrante.
Viaggiò e viaggiò,fino ai 300 mila km.
Lo scorso anno l'ho regalata,funziona ancora , un motore in piena efficienza, e mi fa piacere vederla,ogni tanto,per strada.
Non è solo una storia di macchine,quella che sto raccontando,c'è vita dietro ognuna di esse.
Quando il maggiore dei figli andò a lavorare fuori si è portato dietro la seat Ibiza, già un po acciaccata,ma ancora valida. L'ha fatta camminare parecchio,il lavoro lo portava un po in tutta Italia e lei rispondeva,alla grande.
Il motore resse,si consumò,letteralmente,la carrozzeria.
Così fece un ultimo viaggio di ritorno a casa,mentre iniziava i suoi viaggi pendolari la Rover.
Si fermò per qualche tempo a Bologna,in uno dei tanti ritorni ha fuso il motore,ne ebbe uno nuovo,ma un altro guasto la bloccò definitivamente...o quasi.
Con questa menomazione è stata regalata al meccanico concessionario che la rimise a nuovo e la fece camminare ancora:qualche volta mi ha incrociata per strada,ma ha fatto finta di non riconoscermi...
Alla Seat subentrò una Daewu. Non mi piaceva,esteticamente brutta,ma ha fatto comunque il suo dovere,sostituita,più per antipatia che per vecchiaia, da un'altra Seat..
E' la mia compagna ancora adesso,regge bene,meglio di me,nonostante gli anni..
Forse dovrò cambiarla,prima o poi....
Non sarà mai un SUV,non mi reputo all'altezza,neanche con i tacchi.
martedì 29 luglio 2014
NON TI HO ABBANDONATO,CARO BLOG!
Da quanto non scrivo su questo blog,come blog amico deve sentirsi trascurato,molto trascurato.
Ma non è così,è stato un periodo non buono e ho fatto fatica a tenerne aperto almeno uno...
Ritorno,in questi giorni d'estate,per riaprire porte e finestre,dare una spolverata,mettere un po di ordine.
Intanto una nuova immagine,fresca, di sole sabbia mare.
Uso questo spazio,qui o altrove dal 2006,otto anni già compiuti!
In questi anni ho incontrato persone,ho imparato,o mi sono illusa,di conoscerle attraverso le loro parole.
Molti non ci sono più,fisicamente,perchè anche qui,come nella vita reale, si vive,ci si ammala,si guarisce,si muore.
Altre hanno cambiato casa,nome,qui è possibile,hanno semplicemente scelto di non esserci.
Altri ancora ho semplicemente scelto di non cercarle più.
Chiamiamo "rete" o "blogsfera" il mondo dei blog dove giriamo indisturbati,leggiamo ciò che altri scrivono ,apprezziamo spesso con un commento,o semplicemente passiamo oltre,anche quando i blogs ci piacciono per i loro contenuti.
Non conosciamo chi scrive,perchè scrive,se scrive di verità o invenzioni,per convenzione diamo credito a ciò che le parole dicono.

Però il nome,i nomi che usiamo danno l'idea di un mondo,piccolo o grande ,una sfera,spazio chiuso,o una rete,mezzo di raccolta con lo stupore dell'imprevisto, dove il caso ti fa scoprire, incontrare persone,luoghi,situazioni conosciuti nella vita reale.
Coincidenze?casualità?gioco delle probabilità?non so dirlo,ma più ci resto,dentro,più mi sembra una meravigliosa avventura.
Tornerò,non voglio più lasciare vuoto questo blog,uno spazio in più per raccontare,ascoltare,raccontarmi..
Per ora buone vacanze,sperando che l'estate arrivi davvero.
lunedì 30 dicembre 2013
UN ANNO A COLORI
VOGLIO UN ANNO A COLORI,PIENO DI GIORNI TUTTI DA VIVERE,COMUNQUE,
VOGLIO UN ANNO PIENO DI PROGETTI,NON IMPORTA SE SAPRO' REALIZZARLI,MI BASTA TENTARE,
VOGLIO UN ANNO PIENO DI AMICIZIA,DA OFFRIRE CON UN SORRISO,DA ACCETTARE CON UN GRAZIE,
VOGLIO UN ANNO PIENO DI LAVORO,NON IMPORTA QUALE,PERCHE' LA DIGNITA' E' NEL LAVORO,
VOGLIO UN ANNO DOVE NON SI PARLI SOLO DI CRISI,MA ANCHE DI COSE FATTE E DA FARE,
VOGLIO UN ANNO SENZA DISASTRI ,SENZA VELENI,PERCHE' LA TERRA E' NOSTRA E DOBBIAMO AMARLA,
VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO INSEGNI QUALCOSA,E CREI RICORDI DA CONSERVARE,
VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO MI SENTA IN PACE CON TUTTI E COL CREATO,
VOGLIO CONDIVIDERE TUTTO QUESTO CON QUANTI DI VOI LA PENSANO COSI'
E FARE GLI AUGURI PERCHE' QUESTO AVVENGA DAVVERO.
VOGLIO UN ANNO PIENO DI PROGETTI,NON IMPORTA SE SAPRO' REALIZZARLI,MI BASTA TENTARE,
VOGLIO UN ANNO PIENO DI AMICIZIA,DA OFFRIRE CON UN SORRISO,DA ACCETTARE CON UN GRAZIE,
VOGLIO UN ANNO PIENO DI LAVORO,NON IMPORTA QUALE,PERCHE' LA DIGNITA' E' NEL LAVORO,
VOGLIO UN ANNO DOVE NON SI PARLI SOLO DI CRISI,MA ANCHE DI COSE FATTE E DA FARE,
VOGLIO UN ANNO SENZA DISASTRI ,SENZA VELENI,PERCHE' LA TERRA E' NOSTRA E DOBBIAMO AMARLA,
VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO INSEGNI QUALCOSA,E CREI RICORDI DA CONSERVARE,
VOGLIO UN ANNO DOVE OGNI GIORNO MI SENTA IN PACE CON TUTTI E COL CREATO,
VOGLIO CONDIVIDERE TUTTO QUESTO CON QUANTI DI VOI LA PENSANO COSI'
E FARE GLI AUGURI PERCHE' QUESTO AVVENGA DAVVERO.
domenica 13 ottobre 2013
SOLO IL TEMPO E' TESTIMONE....
Qualche anno fa sono voluta tornare a visitare il paesino dove vivevano i miei nonni.
Loro sono venuti via,provvisoriamente,pensavano,a seguito di una delle tante alluvioni che negli anni cinquanta hanno devastato la nostra regione.
Invece gli anni passarono,il nonno è morto e la nonna rimase con le figlie.Non so se mai qualcuno fosse tornato ad aprire quella casa,la loro,dove ancora erano rimaste testimonianze di vita quotidiana,ricordi,una vita sospesa dagli eventi ed interrotta definitivamente dall'incombere degli anni.
Io stessa ci sono potuta e voluta tornare dopo oltre trent'anni. Un tuffo nel passato,ma anche nel vuoto di testimonianze e memorie.Il paese quasi deserto,qualcuno che era rimasto o ritornato,aveva costruito altrove più comode dimore.
Le vecchie case creavano un paesaggio desolato,stradine sconnesse,qualche abitazione crollata.
La vecchia chiesa e, dietro, case diroccate con finestre che guardano il nulla
Un balconcino in ferro al quale mai nessuno si affaccerà
vecchi muri,ultimo segno di qualcosa che c'era e non c'è più
Anche quella che ricordavo per le tante estati trascorse sui due terrazzini,dove cenavamo nelle sere d'estate o ci fermavamo a chiacchierare con la gente che tornando dai campi si fermava a raccogliere l'acqua all'unica fontana del paese,anche quella casa dei miei sogni era oramai un rudere,in parte crollata:restava il terrazzino di fronte alla fontana,e l'ingresso del "basso" .
Il basso,o "catojo,nel dialetto del posto:Qui c'erano le botti le giare dell'olio,una stanza per l'allevamento del baco da seta e all'ingresso il forno a legna.
La fontana aveva resistito,solida ed elegante, continuava a versare acqua che nessuno più raccoglieva.
Ora era il solo rumore,dolcissimo,lieve,carezzevole,amico,che si sentiva nei dintorni,
anche se il tempo,o forse la mia diversa percezione della realtà, ne aveva ridimensionato la bellezza.
Dove era finita la gente?Le bellissime donne,austere ,grosse trecce a coronare ovali perfetti,ed incarnato da Madonne?Dove le nonne,sedute davanti alle case,sempre disponibile a chiacchierare,raccontare,mentre le mani sapienti rammendavano cucivano filavano,lavoravano a maglia?
Dove i nonni che verso sera,dopo cena,si raccoglievano sul muretto della piazza,davanti alla Chiesa,per raccontarsi i fatti del giorno,qualche piccola avventura,qualche fantastica storia di caccia, piccole vanterie sulla quantità di funghi trovati,sulla qualità e la bontà dei loro ortaggi?
Solo il tempo lo sa,lo racconta attraverso quello che rimane,ma non tutti sappiamo leggere:
serve la memoria che ripercorra i passi ,
serve l'amore che ricomponga i volti,
servono gli affetti che ricostruiscano le vite delle persone un tempo conosciute.
Poche case assolate
un cane prende il fresco
all'ombra di un muretto.
piante dimenticate
su balconi sconnessi
prive d'acqua e di cure.
Porte chiuse,bruciate
dal sole e dalla polvere
violentate dal tempo.
Finestre con tendine fatiscenti
né un viso né un sorriso
che le renda gentili
con movimenti trepidi di mani
celandovi sorrisi
e nascondendo visi
che arrossivano ,timidi e intriganti.
quattro calci a un pallone
la voce di una mamma
che chiamava per cena
Quella almeno era vita
Dove sono ora i bimbi?
dove sono le nonne?
Strade deserte,mute
niente voci,bisbigli
sembra morto il paese
ma la fontana c'è,quella resiste!
Le foto accanto ai versi sono state prese dalla rete le altre sono mie.
Loro sono venuti via,provvisoriamente,pensavano,a seguito di una delle tante alluvioni che negli anni cinquanta hanno devastato la nostra regione.
Invece gli anni passarono,il nonno è morto e la nonna rimase con le figlie.Non so se mai qualcuno fosse tornato ad aprire quella casa,la loro,dove ancora erano rimaste testimonianze di vita quotidiana,ricordi,una vita sospesa dagli eventi ed interrotta definitivamente dall'incombere degli anni.
Io stessa ci sono potuta e voluta tornare dopo oltre trent'anni. Un tuffo nel passato,ma anche nel vuoto di testimonianze e memorie.Il paese quasi deserto,qualcuno che era rimasto o ritornato,aveva costruito altrove più comode dimore.
Le vecchie case creavano un paesaggio desolato,stradine sconnesse,qualche abitazione crollata.
La vecchia chiesa e, dietro, case diroccate con finestre che guardano il nulla
Un balconcino in ferro al quale mai nessuno si affaccerà
vecchi muri,ultimo segno di qualcosa che c'era e non c'è più
Anche quella che ricordavo per le tante estati trascorse sui due terrazzini,dove cenavamo nelle sere d'estate o ci fermavamo a chiacchierare con la gente che tornando dai campi si fermava a raccogliere l'acqua all'unica fontana del paese,anche quella casa dei miei sogni era oramai un rudere,in parte crollata:restava il terrazzino di fronte alla fontana,e l'ingresso del "basso" .
Il basso,o "catojo,nel dialetto del posto:Qui c'erano le botti le giare dell'olio,una stanza per l'allevamento del baco da seta e all'ingresso il forno a legna.
La fontana aveva resistito,solida ed elegante, continuava a versare acqua che nessuno più raccoglieva.
Ora era il solo rumore,dolcissimo,lieve,carezzevole,amico,che si sentiva nei dintorni,
anche se il tempo,o forse la mia diversa percezione della realtà, ne aveva ridimensionato la bellezza.
Dove era finita la gente?Le bellissime donne,austere ,grosse trecce a coronare ovali perfetti,ed incarnato da Madonne?Dove le nonne,sedute davanti alle case,sempre disponibile a chiacchierare,raccontare,mentre le mani sapienti rammendavano cucivano filavano,lavoravano a maglia?
Dove i nonni che verso sera,dopo cena,si raccoglievano sul muretto della piazza,davanti alla Chiesa,per raccontarsi i fatti del giorno,qualche piccola avventura,qualche fantastica storia di caccia, piccole vanterie sulla quantità di funghi trovati,sulla qualità e la bontà dei loro ortaggi?
Solo il tempo lo sa,lo racconta attraverso quello che rimane,ma non tutti sappiamo leggere:
serve la memoria che ripercorra i passi ,
serve l'amore che ricomponga i volti,
servono gli affetti che ricostruiscano le vite delle persone un tempo conosciute.
Poche case assolate
un cane prende il fresco
all'ombra di un muretto.
piante dimenticate
su balconi sconnessi
prive d'acqua e di cure.
Porte chiuse,bruciate
dal sole e dalla polvere
violentate dal tempo.
Finestre con tendine fatiscenti
né un viso né un sorriso
che le renda gentili
con movimenti trepidi di mani
celandovi sorrisi
e nascondendo visi
che arrossivano ,timidi e intriganti.
quattro calci a un pallone
la voce di una mamma
che chiamava per cena
Quella almeno era vita
Dove sono ora i bimbi?
dove sono le nonne?
Strade deserte,mute
niente voci,bisbigli
sembra morto il paese
ma la fontana c'è,quella resiste!
Le foto accanto ai versi sono state prese dalla rete le altre sono mie.
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sabato 15 giugno 2013
CASE SENZA VOCI
Bisognerebbe provare....
Avete mai provato a dover entrare in casa d'altri in assenza degli inquilini,con vincolo di parentela ed in modo del tutto legale,ovviamente,e non sentirvi lo stsso un po ladri,un po intrusi,un po ficcanaso?
Diciamo la verità,una volta dentro, la curiosità arriva,in particolare se si tratta di una abitazione,conosciutissima e frequentatissima,per anni,ma solo,come farmi capire,solo in superficie:la superficie,ossia le ante esterne dei mobili,tutti,dagli armadi,ingombranti e molti,quasi soffocanti per la loro incombente presenza,ai mobili della sala,credenze,angoliere,cassettoni vari,cassapanche,alla cucina,forse quella un po meno ostica,per necessità obbiettive.
E poi, uno studio,incombente nella sua severità, con librerie chiuse,scrivania monumentale,con cassetti chiusi.
I libri,che per me sono parte integrante della vita quotidiana,e guai a non guardarli ogni volta che ci passo vicina,a spostarli,a sfogliarli,spinta da urgenze e curiosità improvvise,come fare a immaginarli oltre quelle ante chiuse,belle certo,con il loro velluto rosso dietro le artistiche griglie in ferro...
La curiosità ti prende,dicevo e giocoforza,espletate le funzioni che fin qui ti ci hanno portata,recuperare effetti personali ,qualche documento per dare avvio ad un necessario riordino,
vai a curiosare anche nei posti più segreti e inviolati,almeno da te,fino a qualche giorno prima.
E così ti passa davanti,come in un film bianco e nero,un po incerto e sbiadito,una intera vita,anzi tante vite,quasi tutte concluse,con un'unica eccezione,unica testimone,ormai impotente ed incapace a gestire la grande massa di ricordi,di giorni, di vite consumate nell'attesa di qualcosa che oramai si è compiuta,non importa come,non importa con quanti sogni frantumati,con quante speranze deluse,con quanti spasmi a stringere il cuore in una morsa,per ogni tramonto che supponeva già le ombre inquietanti della sera e della notte,la paura di voci note fra quelle mura che più nulla potevano udire, perchè non si parla con i fantasmi,si può solo urlare,ma anche l'urlo sarà muto ,non uscirà mai dalle corde vocali,paralizzate dall'inedia e dalla inutilità di ascoltarsi .

Io,che ho provato,voglio riempire i miei giorni a venire di suoni,i miei occhio di sorrisi,la mia casa di sole.
Voglio parlare ascoltare piangere ridere cantare urlare cadere rialzarmi chiedere l'aiuto di una mano amica,
dare un consiglio se richiesto,camminare con gli altri per sostenere e farmi sostenere.
Voglio svuotare la mente e gli spazi reali del superfluo e riempire ogni angolo disponibile di immagini ricordi programmi poesia sogni tutto da condividere.
Voglio la vita reale.
Avete mai provato a dover entrare in casa d'altri in assenza degli inquilini,con vincolo di parentela ed in modo del tutto legale,ovviamente,e non sentirvi lo stsso un po ladri,un po intrusi,un po ficcanaso?
Diciamo la verità,una volta dentro, la curiosità arriva,in particolare se si tratta di una abitazione,conosciutissima e frequentatissima,per anni,ma solo,come farmi capire,solo in superficie:la superficie,ossia le ante esterne dei mobili,tutti,dagli armadi,ingombranti e molti,quasi soffocanti per la loro incombente presenza,ai mobili della sala,credenze,angoliere,cassettoni vari,cassapanche,alla cucina,forse quella un po meno ostica,per necessità obbiettive.
E poi, uno studio,incombente nella sua severità, con librerie chiuse,scrivania monumentale,con cassetti chiusi.
I libri,che per me sono parte integrante della vita quotidiana,e guai a non guardarli ogni volta che ci passo vicina,a spostarli,a sfogliarli,spinta da urgenze e curiosità improvvise,come fare a immaginarli oltre quelle ante chiuse,belle certo,con il loro velluto rosso dietro le artistiche griglie in ferro...
La curiosità ti prende,dicevo e giocoforza,espletate le funzioni che fin qui ti ci hanno portata,recuperare effetti personali ,qualche documento per dare avvio ad un necessario riordino,
vai a curiosare anche nei posti più segreti e inviolati,almeno da te,fino a qualche giorno prima.
E così ti passa davanti,come in un film bianco e nero,un po incerto e sbiadito,una intera vita,anzi tante vite,quasi tutte concluse,con un'unica eccezione,unica testimone,ormai impotente ed incapace a gestire la grande massa di ricordi,di giorni, di vite consumate nell'attesa di qualcosa che oramai si è compiuta,non importa come,non importa con quanti sogni frantumati,con quante speranze deluse,con quanti spasmi a stringere il cuore in una morsa,per ogni tramonto che supponeva già le ombre inquietanti della sera e della notte,la paura di voci note fra quelle mura che più nulla potevano udire, perchè non si parla con i fantasmi,si può solo urlare,ma anche l'urlo sarà muto ,non uscirà mai dalle corde vocali,paralizzate dall'inedia e dalla inutilità di ascoltarsi .

Io,che ho provato,voglio riempire i miei giorni a venire di suoni,i miei occhio di sorrisi,la mia casa di sole.
Voglio parlare ascoltare piangere ridere cantare urlare cadere rialzarmi chiedere l'aiuto di una mano amica,
dare un consiglio se richiesto,camminare con gli altri per sostenere e farmi sostenere.
Voglio svuotare la mente e gli spazi reali del superfluo e riempire ogni angolo disponibile di immagini ricordi programmi poesia sogni tutto da condividere.
Voglio la vita reale.
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venerdì 21 dicembre 2012
ED E' ANCORA NATALE...
E' arrivato,anche quest'anno,il Natale,con le sue luci e le sue ombre.
Si vuole che per Natale siamo tutti più buoni.Ma il giorno dopo?
Che dobbiamo essere generosi,ma in che modo?donando qualcosa?partecipando ad una tombolata con i nonnini?e mi basta farlo una sola volta per essere a posto con la mia coscienza per il resto dell'anno?
Quest'anno,non voglio essere più buona,non voglio essere generosa,non farò tombolate,per Natale.
Ma faccio la solenne promessa a me stessa,non ho testimoni,lo so,e potrei barare..
ripeto, mi riprometto di di non arrabiarmi quando le cose vanno storte,
di non correre con la pretesa di poter sempre fare tutto,
di non lamentarmi,per ogni piccola contrarietà.
Forse così acquisterò serenità e riuscirò ad essere più disponibile con me stessa e con gli altri,non solo a Natale,e non è poca cosa,tanto per incominciare.
Auguro un BUON NATALE che lascio ai piedi di quest'alberello minimo e senza pretese,ma che è un'opera d'arte per i bimbi che lo hanno fatto.
Si vuole che per Natale siamo tutti più buoni.Ma il giorno dopo?
Che dobbiamo essere generosi,ma in che modo?donando qualcosa?partecipando ad una tombolata con i nonnini?e mi basta farlo una sola volta per essere a posto con la mia coscienza per il resto dell'anno?
Quest'anno,non voglio essere più buona,non voglio essere generosa,non farò tombolate,per Natale.
Ma faccio la solenne promessa a me stessa,non ho testimoni,lo so,e potrei barare..
ripeto, mi riprometto di di non arrabiarmi quando le cose vanno storte,
di non correre con la pretesa di poter sempre fare tutto,
di non lamentarmi,per ogni piccola contrarietà.
Forse così acquisterò serenità e riuscirò ad essere più disponibile con me stessa e con gli altri,non solo a Natale,e non è poca cosa,tanto per incominciare.
Auguro un BUON NATALE che lascio ai piedi di quest'alberello minimo e senza pretese,ma che è un'opera d'arte per i bimbi che lo hanno fatto.
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