E' il I° maggio:festa dei lavoratori e del lavoro.
Ma di qusti tempi il lavoro manca e i lavoratori hanno poco da festeggiare.
Negli anni sono cambiati i bisogni,è cambiato il lavoro,sono cambiati i motivi di lotta, i traguardi da raggiungere.
E la giornata del I° Maggio,nelle sue manifestazioni nazionali, si è adeguata,diventando negli ultimi anni momento di festa, di partecipazione,di colore.
Quando la festa era stata ripristinata,dopo la parentesi del fascismo,ero una bambina.Da allora e per moltissimi anni è stato per me un appuntamento fisso.
Aspettavamo con gioia, e per noi ragazzini era un'occasione unica, coincideva anche con la fine dell'inverno,i primi vestiti leggeri.
Ci preparavamo per tempo,io e i miei fratelli e poi con mio padre arrivavamo in paese.Lungo la strada si formavano dei gruppi,sempre più numerosi,perchè il nostro era un paese agricolo e per un giorno il lavoro,tutto,si fermava.
Facevamo sosta dagli zii che abitavano all'inizio del paese.
La zia ci faceva trovare sempre qualche dolcetto,della limonata fresca e dissetante.
Mio padre ci lasciava per andare con gli altri compagni:c'era da organizzare il corteo,distribuire le bandiere,assicurarsi che ci fosse la banda,il palco per i comizi,i volantini da distribuire.
Noi assaporavamo il lato più "commerciale"della festa:gelati,qualche banchetto con nocciole,torrone,collanine e roba simile.
Ma quando il corteo era pronto,tutti noi ragazzi eravamo in prima fila,con le nostre coccarde le nostre bandiere,(chissà se erano formato speciale adatto a noi?).
Era una festa di colori,un fiume di persone sotto un mare di bandiere che si muoveva per le strade del paese,e cresceva ad ogni angolo di strada,le porte e le finestre delle case aperte amplificavano se possibile gli inni che la banda
intonava ,e che molti di noi cantavano.
Il corteo terminava in piazza dove c'era sempre qualche bravo oratore che spiegava il senso della festa,le lotte che bisognava portare avanti,i risultatiche si erano ottenuti,o sperati soltanto...
Finita la festa era problematico ritornare a casa perchè mio padre si fermava continuamente a parlare con gli amici,a commentare,a salutare.E noi non vedavamo l'ora di arrivare e riposare.
L'inno,scritto da Filippo Turati nel 1893,quì completo, risente certamente della retorica del tempo,ma emoziona ancora.
Spero piaccia anche a voi
NOTA A MARGINE
Ho parlato del primo maggio come lo ricordo,nel mio paese,dal quale manco da troppi anni.Un'articolo di stampa di oggi mi conferma che la tradizione continua,ininterrotta,allora era solo PCI.
Bova (Rc): manifestazione del primo maggio del Pdci
Lunedì 30 Aprile 2012 10:03
Anche quest’anno grande manifestazione del Primo Maggio a Bova Marina.
La tradizionale manifestazione di Bova Marina rappresenta, indubbiamente, il Primo Maggio più longevo.
Ebbe inizio nell’immediato dopoguerra e non fu interrotto neanche quando nel 1950 i cortei del Primo Maggio furono vietati da una circolare del ministro Scelba.
Si tenne anche in quell’anno e da allora, anno dopo anno, si è arrivati a questo Primo Maggio 2012, ancorché alcuni dei suoi maggiori protagonisti, come Domenico Larizza, Leo Autelitano detto “u caciutu” e Leo Marino, putroppo, non sono più con noi.
67 anni: un primato invidiabile e irraggiunto, visto che negli altri centri della provincia il Primo Maggio non viene più solennemente celebrato da tantissimi anni con il corteo per le vie del paese e la banda musicale.
Quest’anno il programma del Primo Maggio prevede il concentramento dei lavoratori in Piazza Stazione alle ore 17.00, da dove partirà il corteo per le vie di Bova Marina.
La manifestazione sarà conclusa a Piazza Municipio, dove si terrà un concerto della Banda musicale diretta dal maestro Stelitano e il pubblico comizio del prof. Pasquino Crupi, intellettuale meridionalista, e del segretario regionale dei Comunisti Italiani Michelangelo Tripodi.
Si prevedono delegazioni dei paesi vicini, mentre dalla Francia, dove si trova per la sua attività letteraria, ha inviato un messaggio d’auguri lo scrittore Gioacchino Criaco.
lunedì 30 aprile 2012
giovedì 16 febbraio 2012
RACCONTANDO I MESTIERI DI UN TEMPO....
La cardatrice.
Agosto era già finito,con i suoi lavori di raccolto e settembre arrivava carico di i colori profumi e promesse,profumo di uva di mosto di fichi secchi ,di altre conserve già riposte per il freddo inverno.Le promesse e le speranze erano botti di buon vino,olive buone per l'olio,e per la tavola,declinate in mille modi,ma sempre appetitose e degno accompagnamento dei frugali pasti quotidiani.
Lei arrivava,senza preavviso e senza essere chiamata,proprio in questo periodo..
Era alta,magra,gonne ampie alle caviglie,ed ai piedi improbabili scarpe su calze pesanti,con ancora addosso la polvere di lunghe strade e viottoli percorsi a piedi.
Era la cardatrice,per noi bambini “a zza surda”,la zia sorda,o “a cardatura”.
In effetti si chiamava Anna e non era sorda,e ce ne siamo dovuti rendere conto,nostro malgrado,noi bambini che approfittavamo di questo presunto difetto,per i nostri scherzi infantili.
Non era neanche nostra zia.
Arrivava direttamente a casa nostra,si portava dietro una sacca di tela e sottobraccio i suoi attrezzi da lavoro,avvolti in un pesante telo e ben legati.
Lasciava in un angolo il suo minuto bagaglio, mangiava qualcosa,per chiunque arrivasse ed a qualsiasi ora,mamma apparecchiava la tavola con il poco che si trovava in dispenza, era una forma di saluto e di rispetto per l'ospite.
Subito dopo andava a salutare la nonna che abitava vicino a noi,ed anche altri vicini di casa.Era una forma di cortesia ma anche un farsi vedere,dare la proprioa disponibilità a fare il lavoro .
L'inverno si avvicinava ed era saggio avere tutto pronto per filare tessere lavorare a maglia,nelle lunghe e fredde giornate.
foto dal web
Cardava lana,lino,canapa ed anche ginestra. Era abilissima nel suo lavoro,che preparava meticolosamente,quasi un rito.
foto dal web-lana pronta da cardare
foto dal web-il cotone,coltivato da nonna Cristina
dal web-fibre di ginestra
Apriva il telo e noi aspettavamo di vedere cosa contenesse:
Erano le carde.Tanti piccoli denti di acciaio ricurvo,mobili e fissati con precisione su un pannello di cuoio grezzo,a sua volta fermato su un'asse di legno.Due assi uguali che durante la cardatura lavoravano in modo che i dentini si incrociassero nei due versi opposti.
Sistemati gli arnesi su una panchetta bassa,si sedeva su uno sgabello ed iniziava a lavorare.
La lana ,depositata a mucchietti sulle carde,veniva tirata più volte,finchè i nodi si dipanavano pian piano come per incanto e la morbida fibra era una piccola striscia soffice,omogenea.
foto dal web.Le carde usate allora erano molto più rudimentali,e da tavolo.
A questo punto,con un gesto rapido ed abilissimo,la maestra sollevava questa nuvola bianca,la avvolgeva su se stessa e la depositava su una cesta,accanto.La lana ora era pronta per essere avvolta nella rocca-la conocchia-e filata.
Contunuava fino a sera,con brevissimi intervalli.
La cena servita per tutti e poi non bambini la circondavamo chiedendole di raccontarci qualcosa
Lei accusava la stanchezza ma poi cedeva,ci raccontava storie di paesi che non potevamo conoscere,di case di ricchi signori dove pure andava a lavorare,di fantasmi che incontrava quando,approfittando della luna piena,continuava a spostarsi da un paese all'altro anche di notte.
Andava avanti per qualche giorno,continuando a lavorare anche il lino,la canapa,la ginestra,quando c'erano.
Il rumore ritmato delle carde,accompagnato da gesti sempre uguali,ci incantava,forse ancor più delle storie che ci raccontava.
Quando finiva da noi,si spostava con gli attrezzi, dalla nonna,e via via dagli altri vicini.
Poi il lavoro finiva,l'inverno si avvicinava e lei,così come era arrivata,ripartiva.Nella sua sacca c'erano legumi,olio,sapone fatto in casa,zucchero,pane e quanto era possibile portarsi dietro:c'erano pochi soldi e parte del lavoro era pagato in natura.
mercoledì 25 gennaio 2012
COME ERAVAMO....
Riprendo e pubblico qui una bella pagina della nostra storia di ieri:
usanze dettate dalle necessità,belle foto di epoca e racconti di antichi mestieri,oggi superati..
Su concessione di Rosy-www.cantastoriediblogspot-rosy.blogspot.com
..... quado compravamo col libretto.
A voi che andate nei centri commerciali e negli ipermercati sembrerà ridicolo ma io ricordo che quando ero bambina ogni famiglia povera si presentava dal salumiere o dal pizzicagnolo con un libretto. La magra spesa che il capo famiglia o un suo incaricato faceva e non poteva essere pagata subito, (non c’erano soldi), ma veniva registrata in duplice copia sul libretto, uno per ogni famiglia e uno per ciascun commerciante. Un paio di volte all’anno si faceva la somma e si pagava il debito accumulato. Se non si poteva pagare, spesso il negoziante smetteva di fornire merce ed erano guai: i commercianti, nonostante tutto, era una categoria potente e benestante.Stiamo purtroppo ritornando ai vecchi tempi, anche ai centri commerciali si fa la spesa e si paga alla fine del mese, invece del famoso libretto che io ricordo tanto bene, oggi, si usano le varie carte e tutte hanno un nome diverso,ma il risultato non cambia.
La miseria sta entrando di nuovo in ogni famiglia, e questo mi spaventa, per i giovani
Un popolo che dimentica il passato, non potrà mai sperare in un futuro migliore
Amato postino che sapeva vita, morte e miracoli di tutti, pochi sapevano leggere all'epoca e lui, di solito leggeva anche le lettere che consegnava..Che bella figura che era.
Paesi solitari dove ogni vita nasceva e cresceva tra vicoli e vicoletti anonimi i quali rendevano anonima ogni vita. Ora so che invece nessuna vita è dimenticata e nè anonima..da loro siamo nati noi.
L'arrotino
Il gelataio, la gioia dei bambini e anche dei grandi. Non sempre era possibile comprarlo direi e senza ombra di dubbio che poche erano le volte che lo si poteva comprare.Il gelato era un superfluo che andava conquistato, facendo i bravi.
ma anche quando si era bravi c'era sempre qualche problema a comprarlo.
la serenata
lo spazzacamino
Il ciabattino.
Mio nonno materno era ciabattino, lo ricordo seduto sempre dietro a uno scannetto come questo nell'immagine. Era un uomo mite e di poche parole..ma aveva un solo difetto..ogni volta che lavorava e una puntina detta in gergo (semenzella) andava storta..bestemmiava tutto il calendario.
Le famiglie del mio paese, somigliavano molto a questa immagine. Donne che hanno lavorato accanto agli uomini zappando come i loro uomini, senza mai perdere la loro dignità e femminilità.
La sartina
Altro punto di incontro con il paese erano le sartine,anche loro come i postini, sapevano un po' i fatti di tutto il paese.Inoltre, era anche un buon partito e di solito si sposava col sarto del paese e poi vivevano per tutta la vita insieme in una stanza a cucire sempre.
E' sera.
Gli uomini di solito di sera andavano in cantina, le donne si riunivano per quattro chiacchere intorno all'antica TV... Tutti insieme vecchi, giovani e ragazzi e qui intorno al camino ho ascoltato racconti e fatti antichi vissuti da loro e dai loro genitori. Racconti che custodisco da sempre nel mio cuore.Questo era per me il momento più bello, ascoltare le storie dei grandi, per poi sognarle e fantasticare a letto in'attesa di Morfeo.
(I ricordi sono come grappoli d'uva tra chicchi maturi e dolcissimi si nasconde sempre il chicco acerbo. Tra bozze e post pubblicati la bacheca mi dice che siamo arrivati a 86 storie e 86 era il mio numero in collegio, appiccicato, ovunque, quell'86. Ancora lo odio. Forse vivrò fino a 86 anni;))? Se così fosse mi accontento.
Grazie Rosy!
usanze dettate dalle necessità,belle foto di epoca e racconti di antichi mestieri,oggi superati..
Su concessione di Rosy-www.cantastoriediblogspot-rosy.blogspot.com
..... quado compravamo col libretto.
A voi che andate nei centri commerciali e negli ipermercati sembrerà ridicolo ma io ricordo che quando ero bambina ogni famiglia povera si presentava dal salumiere o dal pizzicagnolo con un libretto. La magra spesa che il capo famiglia o un suo incaricato faceva e non poteva essere pagata subito, (non c’erano soldi), ma veniva registrata in duplice copia sul libretto, uno per ogni famiglia e uno per ciascun commerciante. Un paio di volte all’anno si faceva la somma e si pagava il debito accumulato. Se non si poteva pagare, spesso il negoziante smetteva di fornire merce ed erano guai: i commercianti, nonostante tutto, era una categoria potente e benestante.Stiamo purtroppo ritornando ai vecchi tempi, anche ai centri commerciali si fa la spesa e si paga alla fine del mese, invece del famoso libretto che io ricordo tanto bene, oggi, si usano le varie carte e tutte hanno un nome diverso,ma il risultato non cambia.
La miseria sta entrando di nuovo in ogni famiglia, e questo mi spaventa, per i giovani
Un popolo che dimentica il passato, non potrà mai sperare in un futuro migliore
Amato postino che sapeva vita, morte e miracoli di tutti, pochi sapevano leggere all'epoca e lui, di solito leggeva anche le lettere che consegnava..Che bella figura che era.
Paesi solitari dove ogni vita nasceva e cresceva tra vicoli e vicoletti anonimi i quali rendevano anonima ogni vita. Ora so che invece nessuna vita è dimenticata e nè anonima..da loro siamo nati noi.
L'arrotino
Il gelataio, la gioia dei bambini e anche dei grandi. Non sempre era possibile comprarlo direi e senza ombra di dubbio che poche erano le volte che lo si poteva comprare.Il gelato era un superfluo che andava conquistato, facendo i bravi.
ma anche quando si era bravi c'era sempre qualche problema a comprarlo.
la serenata
lo spazzacamino
Il ciabattino.
Mio nonno materno era ciabattino, lo ricordo seduto sempre dietro a uno scannetto come questo nell'immagine. Era un uomo mite e di poche parole..ma aveva un solo difetto..ogni volta che lavorava e una puntina detta in gergo (semenzella) andava storta..bestemmiava tutto il calendario.
Le famiglie del mio paese, somigliavano molto a questa immagine. Donne che hanno lavorato accanto agli uomini zappando come i loro uomini, senza mai perdere la loro dignità e femminilità.
La sartina
Altro punto di incontro con il paese erano le sartine,anche loro come i postini, sapevano un po' i fatti di tutto il paese.Inoltre, era anche un buon partito e di solito si sposava col sarto del paese e poi vivevano per tutta la vita insieme in una stanza a cucire sempre.
E' sera.
Gli uomini di solito di sera andavano in cantina, le donne si riunivano per quattro chiacchere intorno all'antica TV... Tutti insieme vecchi, giovani e ragazzi e qui intorno al camino ho ascoltato racconti e fatti antichi vissuti da loro e dai loro genitori. Racconti che custodisco da sempre nel mio cuore.Questo era per me il momento più bello, ascoltare le storie dei grandi, per poi sognarle e fantasticare a letto in'attesa di Morfeo.
(I ricordi sono come grappoli d'uva tra chicchi maturi e dolcissimi si nasconde sempre il chicco acerbo. Tra bozze e post pubblicati la bacheca mi dice che siamo arrivati a 86 storie e 86 era il mio numero in collegio, appiccicato, ovunque, quell'86. Ancora lo odio. Forse vivrò fino a 86 anni;))? Se così fosse mi accontento.
Grazie Rosy!
lunedì 26 dicembre 2011
ERA NATALE
Per la serie:ricordi e sapori ,riporto il post prelevato da
www.soffio-terapeuta.blospot.com ,dopo autorizzazione dell'Autore che ringrazio ancora.
Forse l'Italia di allora era più unita,più uguale,e la scarsità di beni disponibili non era necessariamente fame o privazione,ma solo utilizzo oculato delle risorse,poche,accuratezza ed amore nella gestione familiare,e non ultimo,il sapersi accontentare.
"ERA NATALE.
Questo é un post da anziani.
In effetti la Repubblica concedendo la pensione di anzianità lo ha certificato, poi ho lo sconto al cinema, quindi...non si scappa.
Per la verità io guardo a oggi e al futuro, ma lo sconto al cinema lo fanno, quindi posso ricordare.
Oggi parlo con tante persone e tanti parlano del Natale come di una fatica, qualcuno afferma che non vede l'ora che passi.
In effetti il Natale ci piomba addosso, di corsa, lo viviamo di corsa, da fine novembre quando iniziano a esporre gli alberi natalizi.
Quando ero bambino (e quì comincia l'anziano) il Natale era il tempo dell'attesa, ed era palpabile.
L'albero e il presepe si facevano l'8 dicembre, ma le palle dell'albero erano di vetro e si maneggiavano con cura, avevano un gancino delicatissimo per appenderle e non erano fatte in Cina.
Si appendevano ancora i mandarini e quando c'erano, i cioccolatini fatti a stella o a angelo, pochi però.
Lucine niente, era ancora un lusso venuto col tempo.
Il presepe era fatto con cura, Gesù si metteva solo il 25 e i re Magi arrivavano un pò alla volta.
Il dibattito sul cibo era sempre quello, tortellini o lasagne???
Prevalevano sempre i tortellini, e le lasagne si facevano ugualmente ma per S. Stefano o fine anno.
Mia madre faceva tutto a mano.
La soglia per i tortellini con il mattarello, e doveva essere rotonda e trasparente, segno inequivocabile di capacità.
Mia madre aveva le mani sempre calde e questo é un vantaggio importante per impastare bene.
Raccontava sempre che era la prima cosa che si faceva fare a una sposina novella, mentre le anziane guardavano sferruzzando con apparente disinteresse.
Anche la pasta verde per le lasagne si faceva a mano, altro che rettangoli già pronti.
E quando si calava nell'acqua bollente i rettangoli di pasta, li si toglieva uno a uno e si posavano bollenti con le mani, e mia madre non diceva mai nulla, al massimo "però..son caldi".
A me piaceva il primo strato, quello che in forno si abbrustolisce maggiormente.
Ovviamente non mancava il lesso con la salsa verde, e io potevo aiutare a tagliuzzare le verdure necessarie, così alla fine restava l'odore di cipolla per due giorni nelle mani, anche se ci si lavava spesso.
Naturalmente brodo di cappone, quello che gli "occhi", e il cappone si mangiava lessato, mentre la gallina finiva arrosto.
Era un tempo di attesa, di vera attesa, si sentiva lo scorrere del tempo, si doveva attendere, le agende dai mille impegni non si usavano, non avevamo neppure il telefono.
Poi il dolce, e quì si apriva un dibattito, che dolce fare??
La scelta immancabile era tra la zuppa inglese e il bastone di cioccolata.
Io però sapevo che si finiva per farli entrambi perché nella zuppa inglese si mette l'alchermes e i bambini non possono ubriacarsi.
Il bastone di cioccolato era piccolo e io ero addetto a sminuzzare i biscotti.
Lo si metteva fuori dalla finestra perché il frigo non c'era, e io potevo pulire il tegame utilizzato, passando il dito nel residuo di cioccolata e leccarmi il dito che magari sapeva ancora di cipolla.
Spesso per Natale nevicava, allora c'erano ancora le stagioni, e la neve persisteva per settimane ed era normale, così come erano normali i ghiaccioli alle finestre.
Ovviamente cercavamo di rubarli per succhiarli e ciò era proibito perché erano sporchi.
Sporchi?? non immaginavamo l'inquinamento di oggi, le polveri sottili non sapevamo neppure che esistessero.
Infine il regalo di Babbo Natale.
Il regalo vuol dire UN regalo.
Per anni ho desiderato un "forte" per i soldatini, non ne avevo più di una dozzina, ma il forte non é mai arrivato, lo facevo io con le merlette da bucato, che allora erano di legno.
Sperava tanto che mio nipote giocasse con i soldatini così gli avrei regalato un forte, ottima scusa per me, ma oggi ci sono i bakugan.
Si stava prevalentemente in cucina al caldo della stufa con i cerchi in ferro, e quando c'era particolarmente freddo il bagno lo facevo dentro una tinozza in metallo vicino alla stufa.
Beh....scusate, é roba da anziani.
Non so se scriverò ancora prima di Natale e dunque, nel dubbio....BUON TUTTO A TUTTI.
Era un tempo di attesa "
Grazie ancora Giuseppe,i ricordi hanno questo dolce sapore proprio perchè siamo nonni,quindi ,secondo la logica corrente,anziani!
www.soffio-terapeuta.blospot.com ,dopo autorizzazione dell'Autore che ringrazio ancora.
Forse l'Italia di allora era più unita,più uguale,e la scarsità di beni disponibili non era necessariamente fame o privazione,ma solo utilizzo oculato delle risorse,poche,accuratezza ed amore nella gestione familiare,e non ultimo,il sapersi accontentare.
"ERA NATALE.
Questo é un post da anziani.
In effetti la Repubblica concedendo la pensione di anzianità lo ha certificato, poi ho lo sconto al cinema, quindi...non si scappa.
Per la verità io guardo a oggi e al futuro, ma lo sconto al cinema lo fanno, quindi posso ricordare.
Oggi parlo con tante persone e tanti parlano del Natale come di una fatica, qualcuno afferma che non vede l'ora che passi.
In effetti il Natale ci piomba addosso, di corsa, lo viviamo di corsa, da fine novembre quando iniziano a esporre gli alberi natalizi.
Quando ero bambino (e quì comincia l'anziano) il Natale era il tempo dell'attesa, ed era palpabile.
L'albero e il presepe si facevano l'8 dicembre, ma le palle dell'albero erano di vetro e si maneggiavano con cura, avevano un gancino delicatissimo per appenderle e non erano fatte in Cina.
Si appendevano ancora i mandarini e quando c'erano, i cioccolatini fatti a stella o a angelo, pochi però.
Lucine niente, era ancora un lusso venuto col tempo.
Il presepe era fatto con cura, Gesù si metteva solo il 25 e i re Magi arrivavano un pò alla volta.
Il dibattito sul cibo era sempre quello, tortellini o lasagne???
Prevalevano sempre i tortellini, e le lasagne si facevano ugualmente ma per S. Stefano o fine anno.
Mia madre faceva tutto a mano.
La soglia per i tortellini con il mattarello, e doveva essere rotonda e trasparente, segno inequivocabile di capacità.
Mia madre aveva le mani sempre calde e questo é un vantaggio importante per impastare bene.
Raccontava sempre che era la prima cosa che si faceva fare a una sposina novella, mentre le anziane guardavano sferruzzando con apparente disinteresse.
Anche la pasta verde per le lasagne si faceva a mano, altro che rettangoli già pronti.
E quando si calava nell'acqua bollente i rettangoli di pasta, li si toglieva uno a uno e si posavano bollenti con le mani, e mia madre non diceva mai nulla, al massimo "però..son caldi".
A me piaceva il primo strato, quello che in forno si abbrustolisce maggiormente.
Ovviamente non mancava il lesso con la salsa verde, e io potevo aiutare a tagliuzzare le verdure necessarie, così alla fine restava l'odore di cipolla per due giorni nelle mani, anche se ci si lavava spesso.
Naturalmente brodo di cappone, quello che gli "occhi", e il cappone si mangiava lessato, mentre la gallina finiva arrosto.
Era un tempo di attesa, di vera attesa, si sentiva lo scorrere del tempo, si doveva attendere, le agende dai mille impegni non si usavano, non avevamo neppure il telefono.
Poi il dolce, e quì si apriva un dibattito, che dolce fare??
La scelta immancabile era tra la zuppa inglese e il bastone di cioccolata.
Io però sapevo che si finiva per farli entrambi perché nella zuppa inglese si mette l'alchermes e i bambini non possono ubriacarsi.
Il bastone di cioccolato era piccolo e io ero addetto a sminuzzare i biscotti.
Lo si metteva fuori dalla finestra perché il frigo non c'era, e io potevo pulire il tegame utilizzato, passando il dito nel residuo di cioccolata e leccarmi il dito che magari sapeva ancora di cipolla.
Spesso per Natale nevicava, allora c'erano ancora le stagioni, e la neve persisteva per settimane ed era normale, così come erano normali i ghiaccioli alle finestre.
Ovviamente cercavamo di rubarli per succhiarli e ciò era proibito perché erano sporchi.
Sporchi?? non immaginavamo l'inquinamento di oggi, le polveri sottili non sapevamo neppure che esistessero.
Infine il regalo di Babbo Natale.
Il regalo vuol dire UN regalo.
Per anni ho desiderato un "forte" per i soldatini, non ne avevo più di una dozzina, ma il forte non é mai arrivato, lo facevo io con le merlette da bucato, che allora erano di legno.
Sperava tanto che mio nipote giocasse con i soldatini così gli avrei regalato un forte, ottima scusa per me, ma oggi ci sono i bakugan.
Si stava prevalentemente in cucina al caldo della stufa con i cerchi in ferro, e quando c'era particolarmente freddo il bagno lo facevo dentro una tinozza in metallo vicino alla stufa.
Beh....scusate, é roba da anziani.
Non so se scriverò ancora prima di Natale e dunque, nel dubbio....BUON TUTTO A TUTTI.
Era un tempo di attesa "
Grazie ancora Giuseppe,i ricordi hanno questo dolce sapore proprio perchè siamo nonni,quindi ,secondo la logica corrente,anziani!
martedì 20 dicembre 2011
DOLCI:IL SAPORE DEI RICORDI
Si avvicina il Natale,per tutti tempo di gioia,di armonia, di dolci e di ricordi.
E proprio da questo spazio,dedicato ai ricordi,davanti al caminetto acceso
vi invito leggere questo raccoto,ricco di nostalgia e di un po di rimpianto,per il tempo andato.
LE BOCCHE DI LEONE
"Fare colazione con le bocche di leone,nome che ricorda una pianta di primavera e che in quest'angolo di Maremma indica un dolce da forno del passato.
Ho scoperto che vendono ancora le Bocche di leone in una panetteria del centro,in piazza Gramsci,vicina all'orribile fontana in marmo,disegnata da chissà quale artista che getta scrosci d'acqua in una pozza stagnante circondata da bambini.
In alto ci sono acora tre orologi disposti ad angolo,che ricordano il vecchio nome della piazza,prima della liberazione.
Le bocche di leone sono le mie 'madeleines' meno nobili,certo,ma contengono un passato di bambino che fa colazione a scuola dopo aver scartato l'involucro giallastro e morde un dolce prelibato.
Pasta reale modellata a forma di brioche,farcita di burro e panna,schizzata di archemes,divisa in due,aperta come la bocca di un leone che sorride e mostra la dentatura.
Archemes fatto con acqua di rose come ai tempi di Caterina de' Medici,alla corte di Francia,cannella vaniglia cocciniglia cardamomo,chiodi di garofano,alcool, acqua e zucchero.
Le mie bocche di leone hanno un sapore dolciastro e lieve,ricordano l'infanzia,morso dopo morso.
Ti semti pervadere dal profumo del passato addentando la sostanza burrosa che si fonde con la pasta reale ed il liquore rosso,rivedi la pasticceria Pastori,all'angolo del corso,dove si radunavano i ragazzi dopo la scuola,per tirare tardi al pomeriggio,vasca dopo vasca.
Ripensi a tua madre in un picolo negozio Coop,che non esiste più,alle prese con i conti da far tornare,mentre compra la merenda per scuola e ti da un bacio quando oltrepassi il grande cancello di ferro battuto.
Ritrovi un forno del centro dove una signora tastava pani da un chilo,prima di servirli,incurantedelle regole di igiene,come se li avesse dovuti mangiare lei.
“Un bel pane cotto a legna per questo bambino” diceva.
La bocca di leone veniva dopo,la incartava a parte,avendo cura di non fare appicicare il prezioso contenuto nella confezione.
Non hanno più il sapore di un tempo,le mie bocche di leone ,proprio come i semi di zucca che ogni tanto provo a comprare nonsono gli stessi che vendevano al cinema Sempione prima del doppio spettacolo domenicale.
I tempi passano e i sapori cambiano,oppure siamo noi che cambiamo e cerchiamo le 'madeleines' della nostra vita per fermare il temposapori e odori che non torneranno,ricordi confusi nella memoria,sogni di bambino.
E allora addento quella pasta dolciastra,acquistata nella panetteria di piazza Gramsci,gusto lo sciroppo rossastro confuso tra panna burro e pasta reale,trovo un sapore amaro che non ricordavo,un sapore strano,come di tempo che scorre tra le dita come sabbia e non lo puoi fermare,un sapore di rimpianto".
Il racconto ,che fa parte del nuovissimo volume
-"PIOMBINO A TAVOLA-RACCONTI E RICETTE"-,è da me pubblicato su licenza dell'autore,Gordiano Lupi,che ringrazio.
per ulteriori notizie sul volume e sull'autore:
www.ilfoglioletterario.it-
www.infol.it/lupi
Lascio per gli amici che mi seguono ma anche per chi passasse da qui per caso gli auguri per un Sereno Natale,col calore degli affetti ed un Nuovo Anno
di speranza e di pace.
Chicchina
lunedì 12 dicembre 2011
LONTANO NEL TEMPO
Ho chiesto all'amica Diana di riprendere questo suo post,per il mio blog dei ricordi,come lo chiamo io.
La sua è una bella idea,ma dietro ad ogni idea c'è una mente che elabora,una sensibilità che sa cogliere attimi di felicità,di vita intima,per custodirli con amore in una specialissima teca,la memoria.
Grazie,Diana-Bruna
LONTANO NEL TEMPO

Esplorazioni a gattoni....
le punte sciupate...
il succhiotto in bocca...
le prime parole...
i prima passi...
Poi...ognuno a cercare la propria strada, perchè la vita attende.
E qua, appesi, i ricordi del meglio di me:
i miei figli e i miei nipoti.
Diana-QUELLA LUCE DI LUNA.blogspot.com
La sua è una bella idea,ma dietro ad ogni idea c'è una mente che elabora,una sensibilità che sa cogliere attimi di felicità,di vita intima,per custodirli con amore in una specialissima teca,la memoria.
Grazie,Diana-Bruna
LONTANO NEL TEMPO

Esplorazioni a gattoni....
le punte sciupate...
il succhiotto in bocca...
le prime parole...
i prima passi...
Poi...ognuno a cercare la propria strada, perchè la vita attende.
E qua, appesi, i ricordi del meglio di me:
i miei figli e i miei nipoti.
Diana-QUELLA LUCE DI LUNA.blogspot.com
domenica 20 novembre 2011
RICORDI IN BIANCO E NERO
Ho letto un bel post,da Costantino,e l'ho trovato in linea con i contenuti di questo blog:foto in bianco e nero,e un po di nostalgia nel ripercorrere fatti e avvenimenti
di un quotidiano comune a tanti di noi.Lo ripropongo,dopo esserne stata autorizzata,ovviamente.
MIO PADRE E IL RAGIONIERE
. . C'erano poche comodità. D'inverno si stava al caldo nella stalla, nella bella stagione ci si lavava nelle rogge. Io, minuscolo com'ero, avevo un vantaggio, occorreva poca acqua per me.
Mio papà Gaudenzio coltivava barbatelle, le talee della vite.
Il ragioniere faceva l'assicuratore, veniva una volta all'anno dalla città, con la sua millecento, a riscuotere la polizza incendio.
Per noi era una festa, e lui si fermava volentieri a cena.
Risotto, quello buono con i fagioli, preparato dalla mia nonna, salami della duja, una fetta di gorgonzola, corniole e pere del nostro giardino.
Una bottiglia di Greco bianco, della collina dei Dinuni, sopra la frazione Balchi.

Brava persona, esperto di infinite cose, il ragioniere aveva molta influenza su mio padre, soltanto lui poteva convincerlo a comperare gli strumenti della modernità.
Era il mio alleato.
Nel '56 lo invogliò ad acquistare l'automobile, una giardinetta belvedere.
L'anno dopo, la televisione: "Gaudenzio, è un sacrificio per te. Ma aiuterà il tuo bimbo, che comincia le elementari, a riuscire negli studi. Me lo vedo studiare legge, diventerà, forse un giorno, qualcuno...".
Poi i servizi igienici in casa.
"Sì, è una comodità, ma ogni volta mi costerà almeno una lira", tentò una difesa mio papà.

Avevo sedici anni quando il ragioniere prese commiato, andava in pensione.
"Venite a trovarmi, vi offrirò il caffè del bar. E tu, Costantino, studia!".
A ventitrè anni mi laureai in legge. Il mio svagato modo di essere mi impedì di festeggiare. Però mi venne in mente, con un non percepito sorriso, che una missione era compiuta.
Ma erano, ormai, gli anni settanta.
E la televisione, spesso, la spegnevamo annoiati.
Dal blog di COSTANTINO:www.mostrelibriluoghi.blogspot.com
di un quotidiano comune a tanti di noi.Lo ripropongo,dopo esserne stata autorizzata,ovviamente.
MIO PADRE E IL RAGIONIERE
. . C'erano poche comodità. D'inverno si stava al caldo nella stalla, nella bella stagione ci si lavava nelle rogge. Io, minuscolo com'ero, avevo un vantaggio, occorreva poca acqua per me.
Mio papà Gaudenzio coltivava barbatelle, le talee della vite.
Il ragioniere faceva l'assicuratore, veniva una volta all'anno dalla città, con la sua millecento, a riscuotere la polizza incendio.
Per noi era una festa, e lui si fermava volentieri a cena.
Risotto, quello buono con i fagioli, preparato dalla mia nonna, salami della duja, una fetta di gorgonzola, corniole e pere del nostro giardino.
Una bottiglia di Greco bianco, della collina dei Dinuni, sopra la frazione Balchi.

Brava persona, esperto di infinite cose, il ragioniere aveva molta influenza su mio padre, soltanto lui poteva convincerlo a comperare gli strumenti della modernità.
Era il mio alleato.
Nel '56 lo invogliò ad acquistare l'automobile, una giardinetta belvedere.
L'anno dopo, la televisione: "Gaudenzio, è un sacrificio per te. Ma aiuterà il tuo bimbo, che comincia le elementari, a riuscire negli studi. Me lo vedo studiare legge, diventerà, forse un giorno, qualcuno...".
Poi i servizi igienici in casa.
"Sì, è una comodità, ma ogni volta mi costerà almeno una lira", tentò una difesa mio papà.

Avevo sedici anni quando il ragioniere prese commiato, andava in pensione.
"Venite a trovarmi, vi offrirò il caffè del bar. E tu, Costantino, studia!".
A ventitrè anni mi laureai in legge. Il mio svagato modo di essere mi impedì di festeggiare. Però mi venne in mente, con un non percepito sorriso, che una missione era compiuta.
Ma erano, ormai, gli anni settanta.
E la televisione, spesso, la spegnevamo annoiati.
Dal blog di COSTANTINO:www.mostrelibriluoghi.blogspot.com
Iscriviti a:
Post (Atom)















